Che la pietà non vi rimanga in tasca!
maggio 16, 2009
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Adattato da “Due invocazioni e un atto d’accusa”,
di Fabrizio De Andrè – anno 1968
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Uomini senza fallo, semidei,
che vivete in castelli inargentati,
che di gloria toccaste gli apogei,
noi che invochiam pietà siamo i migranti!
Del Terzo Mondo varcando il confine
conoscemmo del Profitto la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna!
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Banchieri, imprenditori, notai
coi ventri pieni e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca!
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Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l’umano desolato gregge
di chi morì con l’acqua alla gola.
Quanti innocenti all’orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusto pensate che sia
un respingimento che spesso decreta morte?
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Uomini, poiché all’ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia,
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.
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