10 dicembre per i Diritti Umani a Rovigo
dicembre 10, 2009
Rovigo, 10 dicembre 2004. Negli ultimi anni la “giornata mondiale dei dirit-ti umani” dovrebbe essere nominata “giornata polesana dei sepolcri im-biancati”. E’ l’applicazione del nesso “causa-effetto”. Le stesse istitu-zioni che sono in prima fila a violare i “diritti umani” si autocelebrano con associazioni e persone servili e fisiologiche al loro stesso sistema che produce discriminazione continua e reiterata nel territorio.
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A 56 ANNI DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
Meno celebrazioni e più pratiche e interventi di giustizia sociale
Rovigo, 10 dicembre 2004 – Negli ultimi anni la “giornata mondiale dei di-ritti umani” dovrebbe essere nominata “giornata polesana dei sepolcri im-biancati”. Le stesse istituzioni che sono in prima fila a violare i diritti umani si autocelebrano con associazioni e persone che spesso sono servili e fisiologiche al loro stesso sistema che produce discriminazione continua e reiterata nel territorio. Il giudice Gherardo Colombo afferma che “mani pulite”, l’inchiesta contro la corruzione nei pubblici poteri, è come se non fosse mai esistita e “Tangentopoli” e la partitocrazia-clientelare hanno ripreso alla grande come se “mani pulite”, appunto, non fosse mai esistita.
DIRITTI UMANI PER MIGRANTI?
A proposito di Diritti Umani occorre evidenziare la situazione degli immi-grati presenti in Italia. L’Italia è il paese europeo con minor numero di immigrati ma è anche quello che eroga meno servizi nel settore. Se a quasi quattro milioni di Italiani all’estero è stato concesso il diritto di voto, lo stesso diritto è ancora negato ai 2.500.000 immigrati residenti in Italia: nonostante ci sia una direttiva europea, del 5 febbraio 2002, che propone diritto di voto ai migranti che siano formalmente residenti nella CE da almeno cinque anni. La legge Bossi-Fini, varata dal Parlamento l’11 luglio del 2002 è una sorta di legalizzazione della schiavitù ed evi-denzia la tendenza della nostra società a riproporre le stesse concezioni di esclusione e di sfruttamento che hanno dato vita al lager.
I cosiddetti Centri di Permanenza Temporanea, per esempio, sono anti-costituzionali perché privano di libertà persone che non hanno commes-so nessun reato. E’ palesemente razzista anche il “bonus” per il secon-do figlio che è stato concesso, con la finanziaria 2004, solo alle mamme italiane e della Comunità Europea ma non alle extracomunitarie. La sola logica dei flussi migratori si è rivelata illusoria; occorre ripartire ponendo al centro delle politiche migratorie i diritti umani delle persone.
LE TRE BOMBE UMANE DEL PIANETA
Per inciso, fra le cause che producono le migrazioni ce ne sono almeno tre, ed esplosive. La bomba del possesso: 200 signori nel pianeta pos-siedono un patrimonio pari al reddito di 2400 milioni di persone. La bomba della fame che falcia 30 milioni di persone ogni anno (35.615 al giorno) e fra questi 13 milioni sono bambini. La bomba della ingiustizia: milioni di persone fuggono ogni anno da regimi di dittatura, di ingiustizia, di sopraffazione e terrore. Allora si tratta, in primo luogo, di lavorare per eliminare le cause che producono queste esplosive contraddizioni e di operare per creare percorsi di democrazia, condivisione delle risorse, equità. Perché come dice il poeta (de Vidi): ”La civiltà giungerà quando lasceremo la solidarietà e abbracceremo la giustizia”.
DIRITTI UMANI DEGLI IMIGRATI IN POLESINE?
8000 immigrati regolari residenti in Polesine non possono esercitare di-ritti fondamentali nello stesso territorio dove vivono (anche da 10 e 20 anni), mandano a scuola i figli e producono ricchezza (anche con contri-buti che non riusciranno mai a riscuotere). E questi diritti sono di accesso ad un lavoro regolare (alla Bassano e Zanussi non accettano africani – ma assumono i figli dei figli dei figli dei figli degli Italiani emigrati in Ar-gentina), ad una casa decente, di rappresentanza, di espressione, di dignità. Anzi, se restano senza lavoro per sei mesi vengono anche espulsi con tutta la famiglia e figli, anche se questi sono nati in Italia.
A Rovigo c’è un Consigliere Comunale ogni mille abitanti italiani (circa) che hanno diritti pieni e sono rappresentati anche dai partiti, dai sinda-cati e dal vescovo. Però i 1724 immigrati residenti nel territorio non han-no più nessun rappresentante in consiglio comunale perché il Consigliere Comunale aggiunto per extracomunitari, con solo diritto di parola, è sta-to soppresso da quella stessa Giunta, che ha eliminato anche la Consul-ta per la Pace, quella Giunta di cui fa parte il sedicente assessore alla Pace ed ai Diritti Civili. Un assessore che stipula convenzioni in forma di trattativa privata ad associazioni della sua area partitica anche senza nessuna competenza in materia (“Se facciamo l’appalto” dice un diri-gente “vincono le cooperative di Padova”).
Ed anche i servizi sono pressappochisti se, per fare un esempio, allo sportello “badanti” vengono inevase le richieste di ben più della metà delle domande perché provengono da persone non in regola col per-messo di soggiorno. Lo sportello Informa-immigrati, per continuare con gli esempi, viene potenziato con l’arrivo di un coordinatore rodigino “e-qui-distante dalle etnie” secondo l’assessore Saccardin. E così l’opera-tore immigrato (africano) che lo gestiva dall’apertura nascita (dal 1996) si vede ridotta la qualifica ed un terzo di lavoro e di stipendio a favore di un operatore locale (italiano) che non è equidistante ma fa parte dell’et-nia italiana dominante (anche partitica).
Lo stesso assessore che si autoproclama alla Pace lascia al freddo geli-do, e per una intera settimana, una famiglia in gravi difficoltà. Proprio la settimana scorsa è capitato che due coniugi italiani, di 28 e 22 anni e con un figlio di 5 febbricitante, siano rimasti senza soldi e con l’automo-bile rotta nella nostra città. Sono stati costretti a vivere per una setti-mana in una roulotte al freddo gelido in un parcheggio pubblico perchè l’assessore ai Diritti Civili non ha permesso l’allacciamento alla linea elettrica per il riscaldamento ed all’acqua per i servizi igienici. Dopo una settimana, a macchina aggiustata e ad assistenza gratuita da parte di nostri volontari, i coniugi possono solo scappare da Rovigo, una “città della pace” presieduta da un sindaco che, per fare un esempio, è stato imputato per aver usato il telefono del Comune per invitare i cittadini a votare Forza Italia alle ultime elezioni provinciali.
I DIRITTI ROM-SINTI NEGATI IN POLESINE
I nuovi luoghi di esclusione sociale presenti nel territorio sono gli inse-diamenti dei Rom e Sinti. Per molti di loro non c’è diritto di scolarizza-zione, di decente abitazione, di lavoro, di cure sanitarie, di sufficiente alimentazione, di tutela legale.
Una mamma vive con otto figli minorenni (che non vanno a scuola da due anni) in due roulotte scassate e gira con le taniche di plastica per rifor-nirsi di acqua a qualche fontanella.
Una famiglia vive in Polesine dal 1994 in roulotte fatiscenti, al pantano ed al freddo gelido d’inverno e coi topi d’estate. Anche qui alcuni ragazzi, tutti nati in Italia, non hanno finito le elementari ed a 18 anni rischiano di essere espulsi in una terra, ex-Jugoslavia, che non hanno mai visto e di cui non conoscono neanche la lingua.
Un’altra coppia è vissuta, con quattro figli di cui uno handicappato grave, in un camper senza servizi igienici, per due anni. Sono cittadini italiani ed hanno pire la “residenza”, ma quando chiediamo l’iscrizione alle liste per l’assegnazione di case popolari arriva, invece, l’ordinanza di sgombero dal territorio di proprietà. Un’altra donna, senza lavoro, che vive da sola con cinque figli deve pagare il contributo al comune sennò il pulmino non porta a scuola i suoi ragazzi.
Questi alcuni degli innumerevoli casi dove, secondo la Dichiarazione Uni-versale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948, Assemblea generale della Nazioni Unite sono violati e negati: art.26, diritto all’istruzione ed alla scolarizzazione; art.25, diritto ad un tenore di vita sufficente a garantire la salute ed il benessere proprio e della sua famiglia con particolare ri-guardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche ed ai servizi sociali necessari; art.23, diritto al lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione…
E quando invece i Rom sono inseriti, lavorano nelle fabbriche e vivono in case acquistate col mutuo, allora arrivano le bottiglie incendiarie col ri-schio di morte dei 15 bambini svegliati urlanti alle tre di notte l’estate scorsa. I giornali non pubblicano neanche la notizia e le istituzioni, gli assessori e le associazioni della pace TACCIONO, secondo la pratica dello struzzo, o del “contadino di Treblinka” che continua a coltivare patate incurante del fumo che esce dai camini, proprio lì accanto. Ma intanto proliferano le iniziative per la pace, per la multicultura, per i diritti tant’è che il Polesine ha ormai una pletora di assessori alla pace ed ai Diritti Umani, magari negli stessi comuni dove ci sono classi di soli bambi-ni kosovari che pare di essere tornati agli anni settanta del secolo scor-so con le classi speciali separate (“Lacio drom”) per bambini zingari.
PER UNA COSTITUENTE SUI DIRITTI CIVILE IN POLESINE
La nostra stessa libertà risiede anche nella salvaguardia dei diritti degli altri ed allora crediamo sia sempre più pressante ed urgente costituire una Consulta Pace Provinciale che metta in sinergia le associazioni pole-sane, in linea con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ma che istituisca anche un “osservatorio sulla discriminazione” ed un Comitato Etico di controllo sulla violazione dei diritti, in primis di chi opera nel settore. Almeno la coerenza fra gli attivisti di Pace. Sursum corda!

[La legge del chierico, impone, quando l’universo si genuflette davanti all’ingiusto divenuto padrone del mondo, di restare in piedi e opporglisi con la coscienza umana. (Jules Breda)]
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Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze – 1993
Rovigo Opera Nomadi
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