Storia e leggende dal manicomio di Granzette
agosto 16, 2010
Rovigo, 16 agosto 2010. Una appendice storica, con leggende attua-li, alle “Cronache dal manicomio di Granzette”: il manicomio durante la guerra 1940-45, il tesoro dei tedeschi, il deposito sotterraneo, la “ma-donnina del manicomio”, urla manicomiali di luna piena, manicomio “zona d’ombra”, il “guardia-no” del manicomio, la mappa dell’”isola del mani-comio”, infermieri – ladri – teppisti e “stalker”, visioni fotografiche.
> Cronache dal manicomio: la presentazione del libro
Martedì 21 febbraio 2012, festa di carnevale e per tutti i mattificati della storia, presso il Csv di Rovigo, in viale Trieste 23, presentazione del libro-dvd “Cronache sociali dal manicomio di Granzette 1971-2000” e oltre…, opera omnia di Roberto Costa e Redazione Biancoenero…
.
STORIA e leggende DAL MANICOMIO DI GRANZETTE
- Il manicomio di Rovigo in sintesi
- Il manicomio durante la guerra 1940-45
- Il tesoro dei tedeschi al manicomio
- Il deposito sotterraneo
- La Stazione Sperimentale di Pollicoltura
- La “madonnina” del manicomio di Granzette
- Urla manicomiali di luna piena
- Manicomio “zona d’ombra”
- Il “guardia-no” del manicomio
- La mappa dell’isola del manicomio
- Infermieri, ladri, teppisti e “stalker”
- Visioni fotografiche
Gli ospedali psichiatrici, chiamati inizialmente “manicomi”, “frenocomi” o con altri nomi pittoreschi, nascono con la “società moderna” – fine Sei-cento/Settecento. Essi vengono ”regolati” per la prima volta dalla legge 36 del 1904, che serve solo come strumento di protezione dal “matto” per la società e non considera i bisogni e i diritti del malato. Essa, com-pletata nel 1909, resterà in vigore fino al 1978 quando verrà sostituita dalla legge 180, di Franco Basaglia, che abolisce i manicomi e elimina la pericolosità (per se stessi e per gli altri) come ragione della cura.
Il progetto del manicomio di Rovigo nasce nel 1906, quando il Consiglio Provinciale decide di aprire, con un preventivo da un milione di lire, un Ospedale Psichiatrico a Rovigo, per riunirvi i matti polesani sparsi in 41 Ospedali di tutta Italia. La spesa relativa alla retta di questi ricoverati rappresentava, nel 1903, circa il 10% dell’intero bilancio provinciale.
La superficie totale dell’area prescelta, fra fabbricati (fra cui 9 padiglioni) viali, cortili, giardini e colonie agricole, equivale a 20 ettari, duecentomila metri quadrati. Dopo varie vicissitudini e sospensioni, e l’utilizzo dell’area durante la I guerra mondiale da parte dell’Amministrazione Militare, l’a-pertura ufficiale del manicomio avviene il 20 marzo 1930. Costruito per 400 persone il manicomio sarà utilizzato per una media di settecento.
Dal 1930 fino al 1980, allorché non furono più accolti nuovi malati, per le nuove disposizioni di legge, l’Ospedale Psichiatrico di Rovigo assolse la funzione di “ricovero e di cura” dei malati psichici per tutta la Provincia di Rovigo “accogliendo” migliaia di pazienti, nel compito specifico di “istitu-zione totale”, cui era deputato in base alla legge psichiatrica allora in vigore. Funzione di “ricovero e cura” praticati con metodi considerati coercitivi e violenti come l’elettrochoc e l’insulinoterapia. Il “residuo psichiatrico”, dal 1980, viene definitivamente chiuso nel dicembre 1997. Da allora, l’area giace dismessa a parte la proposta di recupero per il progetto dell’International Cancer Center, formalizzato il 3 dicembre 2002, ma successivamente abbandonato perché la Regione Veneto scelse per tale scopo la più influente provincia di Padova. Attualmente la vasta struttura è in totale abbandono a parte tre padiglioni abbastanza conservati che sono usati dall’Asl 18 come depositi ed archivi.
Gli anni 1940-45 rappresentano un periodo di profonda difficoltà per l’O.P. di Rovigo, dove erano ricoverati circa 500 pazienti, per una serie di motivi contingenti: la carenza di personale medico e infermieristico ar-ruolato, le restrizioni di guerra, l’insufficienza dei locali di accoglimento, il sovraffollamento, la crisi economica… Dentro questo periodo difficile, gli anni 1944-45 risultano addirittura terribili per l’O.P. sovraffollato: con un solo medico di servizio, con pochissimo personale infermieristico ed il ricorso a personale religioso che arrivava a ben 15 suore per supplire ai vuoti. A queste restrizioni si aggiunse la nuova applicazione dell’elettro-choc: è del 5 maggio 1941 la delibera dell’Amministrazione Provinciale, su richiesta del Direttore Padovani, per l’acquisto di un apparecchio per elettrochockterapia, ritenuto indispensabile dalla medicina psicotera-peutica del periodo per la cura di parecchi casi psichiatrici.*
L’Ospedale Psichiatrico fu anche usato dai nazi-fascisti per rinchiudervi alcuni prigionieri, come il partigiano Emilio Bonatti: trasferito – ferito, dal-l’ospedale di Trecenta, il 25 marzo 1945, il comandante “Murin”, aiutato da alcuni infermieri, riesce a fuggire ed a scampare alla pena capitale.
E’ del 26 maggio 1944 la richiesta del comando militare germanico di avere a disposizione il padiglione di isolamento per i propri scopi. Documenti storici riportano di «postazioni di mitragliatrici e antiaeree poste all’interno dell’O.P., di danni gravi per il coinvolgimento in fronte di guerra, con incursioni aeree e feriti (1 infermiere e alcuni malati), con requisizioni, rapine, furti (di medicine, attrezzature, animali, ecc.), con difficoltà inenarrabili di forniture di alimentari, vestiario, medicinali, ri-scaldamento, luce e acqua… Con la prima conseguenza della mortalità raddoppiata (anche per il ritorno della TBC)»**: nel primo semestre di quell’anno, aveva raggiunto il 12,54%.
La ritirata delle truppe tedesche di occupazione, passa per Rovigo dal 17 al 26 aprile del 1945 ma è rallentata dal fiume Adige i cui ponti vengono bombardati e distrutti dal “fuoco amico” degli alleati, dal 17 al 20: quello di Lusia e di Boara, quello ferroviario di Granzette. Diversi cadaveri di tedeschi affogati nel tentativo di guadare il fiume, vennero rinvenuti, (e)spogliati dei loro averi, nel tratto arginale Concadirame-Boara**.

** Le vicende storiche e statistiche dell’assistenza psichiatrica durante la II guerra mondiale, in “Atti del XXII Congresso della Società Italiana di Psi-chiatria”, Roma 18-20 ottobre 1946, Reggio Emilia 1948, pp. 375-396.
** “Boara Pisani tra storia, cronaca, cultura e fede” vol. III di Graziano Zanin, AGS edizioni, Stanghella 2003.
.
IL TESORO DEI TEDESCHI AL MANICOMIO
E’ una delle leggende che girano sul manicomio di Granzette e che trova riscontro nella “visita” di alcuni personaggi “stranieri” e in alcune mura interne e sottotetti sventrati, come a cercarvi qualcosa. Sara Lanzoni, di Boara Polesine, a proposito dei cadaveri di soldati tedeschi rinvenuti nel fiume Adige nel periodo 17-26 aprile 1945, avrebbe reperito un biglietto intestato ad Hans Mayer in cui era citato più volte il manicomio (irren-haus) di Granzette accompagnato dalla parola “gold” (oro).
Dicerie popolari narrano di un un gruppetto di tedeschi invasori che du-rante la ritirata dell’aprile 1945, provenienti con alcuni autocarri da via Roverello Busa e preoccupati nell’affrontare a nuoto la traversata dell’A-dige (poiché ne erano stati abbattuti i ponti), avrebbe nascosto un for-ziere di tesori predati in chiese e istituzioni e ville patrizie, nel manicomio di Granzette, già usato dalle truppe tedesche: nei sotterranei, sottotetti o in qualche pertinenza rimasta segreta. Poi, per vari motivi, la morte – il processo di Norimberga – la fuga in Argentina – la malattia…, coloro non sono più tornati a recuperare il forziere.

.
IL (misterioso) DEPOSITO SOTTERRANEO
Testimonianze affidabili, tra cui un’infermiera in pensione e l’ex Direttore, dicono di un deposito sotterraneo ubicato all’interno dell’area manico-miale: «Ci passi sempre sopra», mi si dice. Si tratta di un magazzino interrato di armi ed esplosivi (che sembra addirittura di derivazione au-stro-ungarica) in uso durante la prima guerra mondiale, 1915-1918.

.
LA STAZIONE SPERIMENTALE DI POLLICOLTURA
Rovigo, 11 giugno 2011. Una breve nota sulla Stazione Sperimentale di Pollicoltura (per lo studio, allevamento, selezione e creazione di razze sintetiche di polli) che nasce utilizzando uno stabile con area contigua, del progettato, ma non ancora costituito, Ospedale Psichiatrico Provin-ciale, e che viene chiusa in concomitanza con il limitrofo manicomio.
La Stazione sperimentale di Pollicoltura di Rovigo fu istituita con Decreto Luogotenenziale il 28 giugno 1917 ma le difficoltà inerenti alla guerra ed al periodo postbellico fecero rimandare l’applicazione del Decreto stesso alla fine del 1920. La Stazione Sperimentale di Pollicoltura, che diventa Consorzio per lo Sviluppo Avicunicolo e della Selvaggina del Veneto ver-so gli anni Ottanta, viene chiusa il 30 maggio del 1998. Viene successi-vamente utilizzata dal Nucleo Cinofilo rodigino, nel periodo 2001-2006, come “Area addestramento unità cinofile da soccorso della Protezione Civile assegnata con delibera dalla Amministrazione Prov.le di Rovigo”.

Pollai in serie alla Stazione Sperimentale Pollicoltura di Granzette (Rovigo). Sullo sfondo gli immobili del manicomio. Foto da biozootec.it
Rovigo, 16 agosto 2010. Alta, posta sulla torretta sopra la lavanderia, a proteggere e benedire, dal centro, la struttura a doppio semicerchio manicomiale, si erge la statua della Madonna che ne è divenuta un vero e proprio simbolo. La targa inserita nel muro sottostante è talmente sbiadita che non se ne legge la motivazione. Proprio oggi, a Savaterra, ci sono i funerali di suor Paolina che è stata Superiora per 50 anni in mani-comio e avrebbe potuto rispondere, per diretta conoscenza, sulla storia della “madonnina del manicomio”.
E’ importante raccogliere e confrontare testimonianze dal territorio, da comparare con la storia reale, per capire quanto la struttura dell’Ospe-dale Psichiatrico si sia intessuta nella realtà circostante: il paese di Granzette che per settant’anni ha con-vissuto a ridosso del manicomio anche con diversi infermieri ed operatori dipendenti.

«7 novembre 1945 (in numeri romani). L’immagine della Beata Vergine della medaglia miracolosa che dal sommo di questo edificio benedice i suoi fedeli, fu innalzata per voto unanime del personale e dei ricoverati di questo ospedale, per l’ottenuta grazia di averlo benignamente pre-servato dalle distruzioni della guerra 1940-45 che qui attorno larga-mente seminò rovine e morte. Ave Maria gratia plena».

URLA MANICOMIALI DI LUNA PIENA
Voci nel circondario raccolte anche da un gruppo di giovani di passaggio manicomiale, dicono di urla notturne dall’area del manicomio, soprattutto nelle notti di luna piena. E’ nostra convinzione (della Redazione) che l’O-spedale Psichiatrico Provinciale sia stato un “campo di concentramento” prodotto dall’”Istituzione totale” per richiudervi i diversi, gli “altri”. Migliaia e migliaia di persone private della libertà, sottoposte a costri-zioni e torture, fisiche, chimiche (tipo insulinoterapia), ed elettriche: basti pensare ad alcuni pazienti sottoposti ad addirittura duemila elettrochoc con apposite mordacchie a soffocare le loro urla in un silenzio cristal-lizzato di tragedia. Le sofferenze, il dolore, le urla dei disperati, impre-gnate fra le mura dei padiglioni, col passare del tempo si sciolgono dalla fissità e, in momenti particolari di naturalezza, lievitano e prendono voce.
Il manicomio resterà un luogo di spiriti e di fantasmi urlanti finché non verrà esorcizzato, in modo adeguato, il dolore di questi martiri sacrificati come capri espiatori dalla nostra conforme società. Finché non ne verrà elaborato il lutto. Come Redazione Biancoenero si è già fatta una mani-festazione di esorcizzazione con la “Visita guidata al manicomio di Rovigo” del 9 settembre 2000, con Cristiano Cattin che, a latere della “visita” e accompagnato da due percussionisti, vociava per ore i nomi dei ricoverati dell’anno 1975. Ma non basta. Occorre istituire, almeno in un padiglione, una sorta di museo della memoria, dove conservare anche i nomi dei degenti incarcerati, organizzare visite guidate di parenti e conoscenti, manifestazioni liberatorie, rituali sociali di “riconoscimento” di questo carcere dove è stata rinchiusa anche una parte della nostra coscienza collettiva e umana. Liberare finalmente il manicomio, e la sua memoria, per liberare anche la nostra umanità.

Cristiano Cattin grida i nomi dei ricoverati nell’Ospedale Psichiatrico di Rovigo
.
IL MANICOMIO, ZONA D’OMBRA* METROPOLITANA
Estate 2010. Strane dicerie di “riti satanici”, vere e proprie leggende me-tropolitane (nel senso che nascono e sono alimentate da un immaginario collettivo ormai traumatizzato dall’ansia di sicurezza alimentata dalle istituzioni a nascondere problemi reali emergenti), trovano facile sedi-mentazione in adolescenti già disagiati di per sè, che vanno a cerca-re, nell’area manicomiale, di perimetrare le loro parti oscure. Un’”isola del tesoro” in zona d’ombra, ed ancora il manicomio rilancia, e mette nella “rete sociale”, frammenti e schegge di disperata memoria: che re-sta in un limbo di nebbia cupa senza sedimentarsi nella storia. Così può capitare di trovare un “giovane” che usa del manicomio da leggenda me-tropolitana per esternare, di fronte agli amici, i suoi singhiozzi di vita e di adultità. Con il prezioso intervento degli amici, la vita resta giovane ed in gioco. Ma l’episodio dimostra quanto sia importante una bonifica ambien-tale, storica e sociale, del manicomio di Granzette.
Tentativo di suicidio di un giovane dalla madonnina del manicomio
.

.
IL GUARDIA-NO DEL MANICOMIO
Una minaccia si aggira per il Manicomio e per il Web
Rovigo, novembre 2010. Una figura minacciosa sembra aggirarsi per il residuo manicomiale e prende le fattezze di un energumeno dai capelli lunghi e bianchi che ferma gli occasionali visitatori e li minaccia, con vari corpi contundenti, a lasciare immediatamente il luogo.
L’umano intimidatore opera, e si completa, anche fuori dal Manicomio, per chi cerca di entrarci dal lato di via Stazione Sperimentale. Da quella strada chiusa si accede alla “Pollicoltura”, pure dismessa, che è adiacen-te al residuo manicomiale. Non pochi i ragazzi e gli adulti intimoriti lungo quella via all’”isola del mistero” manicomiale.
Ecco alcune descrizioni del “guardia-no” del Manicomio tratte dal Web, la “rete” telematica, nella quale si trovano alcuni “siti”, come su Facebook, dedicati al Manicomio di Granzette.
- Al più presto un incursione notturna per verificare se le dicerie dell’uo-mo nudo che vaga per i giardini del manicomio sono vere!
Luca Bencivenni 17 agosto 2010
- Qualcuno conosce un individuo, che vive dalle parti del manicomio, con abitudini strane? Signore dalla corporatura robusta, capelli lunghi, bian-chi, raccolti a cipolla. Stavo perlustrando il luogo quando s’è avvicinato brandendo e roteando una catena. E’ stato così che ho capito che non ero lontano dal manicomio. Magari è lui l’uomo nudo, visto che era ve-stito di un solo asciugamano legato alla vita.
Tommy Chiarelli, 14 giugno 2010
- Abbiamo avuto anche noi la stessa accoglienza… magliettina e catena roteante in mano. Gianluca Precone 12 ottobre 2010
A Granzette è soprannominato “Piccià”, postino in pensione ed abita in via Stazione Sperimentale, una strada chiusa e privata – la sua.
Marino Costante Biscaro, è un autentico “personaggio” caratteristico e portatore di storia e vicende, sociali e partitiche, del paese in cui vive, ma da cui si è discostato dal lontano 1968. Riguardo al Manicomio affer-ma di avere avuto una “consegna” da parte di un referente dell’Ulss, e di un dottore dell’ex Ospedale Psichiatrico, a non farci entrare nessuno, perché è una zona pericolosa, trafficata da “spacciatori”, immigrati ed altro ancora. D’altronde, l’accesso al Manicomio è vietato, ci si può en-trare solo abusivamente: la violazione di proprietà privata è punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni. Una entrata illegale al Manicomio, passa proprio da via Stazione Sperimentale, una strada chiusa, laterale di via Ottavio Munerati: cento metri e si arriva al Ceresolo – a lato del quale abita Marino Biscaro, altri duecento metri e la strada finisce davan-ti al cancello sbarrato che delimita la dismessa (Stazione Sperimentale) Pollicoltura – chiusa il 30 maggio 1998, contigua all’area manicomiale.
La strada è, inoltre, privata (proprio di Marino Biscaro) con accesso con-sentito solo ai pochi residenti. Chi ha tentato di avventurarsi, impro-priamente, nella via, non ha superato il Ceresolo perché l’area è presi-diata da Piccìa che spiega, con le buone e con le cattive, che la strada è privata e che il manicomio è interdetto. L’uomo funge da autentica bar-riera, impenetrabile, alla zona dell’ex Ospedale Psichiatrico. Anche un folto manipolo di giovani dei Centri Sociali, è stato bloccato da una esplorazione manicomiale, agli inizi degli anni Duemila.

”Posa” caratteristica del “guardia-no del manicomio”
N.B. Per “motivi tecnici”, da lunedì 14 marzo 2011, il “guardia-no” ha sospeso la vigilanza all’interno – solo all’interno, della dismessa area manicomiale.
. .
> La mappa dell’isola del manicomio di Granzette
Rovigo, 20 settembre 2010. Il manicomio di Granzette è come un’isola mi-steriosa, tenuta segregata durante il periodo da Ospedale Psichiatrico e vietata adesso, in attesa di definizione e destinazione. Da una mappa degli anni ’90, alcune linee e tracce per una “visione” territoriale.

.
INFERMIERI, LADRI, TEPPISTI E “STALKER”
Saccheggiatori, devastatori e viaggiatori dell’area manicomiale
20 aprile 2011. Alla chiusura del manicomio, 31 dicembre 1997, si sca-tenano i ladri e saccheggiatori a depredare ogni mobile o suppellettile decoroso, tipo quelli dell’ufficio del direttore: qualche contadino che pas-sa con carrettino fra la boscaglia, dalla campagna sul lato ovest, qual-che predone occasionale che scavalca la cancellata da via Chiarugi, ma soprattutto alcuni infermieri con le chiavi che entrano dal portone prin-cipale alla guida di furgoni che poi stipano di refurtiva. Infermieri, i sorve-glianti narcotizzatori, in prima fila a ribadire il loro ruolo di guardiani del consesso basato sul consenso forzato e chi è, o cerca di starne, “fuori” viene incarcerato, sedato, omologato. Dentro “la retorica del disumano” – della perdita di umanità, che ha caratterizzato questi sorveglianti in divisa, sta la cupidigia di depredare i manufatti da una zona dismessa, in modo illegale, ma a rischio minimo. I ladri riescono a trafugare, dalla di-rezione del manicomio, anche la cassaforte (profondamente incassata) a muro, la macchina dell’elettrochoc, mobili e quant’altro di non dozzinale. Il saccheggio si estende anche alla adiacente Stazione Sperimentale Pol-licoltura, dismessa nel 1998, da cui un addetto di Concadirame, riesce a trafugare addirittura un trattore. Ai “predatori”, attivi soprattutto duran-te i primi anni, si aggiungono col passare del tempo anche gruppi di gio-vani teppisti a fare “tabula rasa” dell’area dismessa. Qui si passa dalla “banalità del male” al suo prologo, al disagio adolescenziale che si fa branco: porte sfondate, oggetti fracassati, sfregio e ribalteria, devasta-zione di cose, infissi ed inventari vari, il recente incendio di alcuni vani fi-nestra in direzione, ma soprattutto vetri e vetrate. Non c’è una finestra di tutta la grande area manicomiale che si sia salvata, nel tempo, dalla selvaggia distruzione di questi scalmanati giovanili, addirittura il rosone a vetri colorati della chiesa. [Le incursioni forzate, dentro e con danneggia-mento nei reparti, hanno spinto di recente l’Asl 18 a blindare, con segnale d’allarme, alcuni padiglioni usati come archivio di documenti ospedalieri].
A queste figure, in verità poco intersecantesi, vanno aggiunti gli occasio-nali visitatori, che si compongono di curiosi, giovani esploratori, nostal-gici ex dipendenti. Col passare del tempo l’area dismessa manicomiale si fa vieppiù misteriosa, intrigante, invitante come una “zona d’ombra”. Cominciano a fiorire le prime leggende metropolitane, in negativo, di “messe nere”, di drogati e immigrati che si accampano negli stabili, di figuri che vogliono buttare giù la madonnina, di un energumeno con ca-tena che minaccia i visitatori…
.
.
APPENDICE: VISIONI MANICOMIALI

Madonnina del rosario al guardaroba delle suore

Donnina del calendario allo spogliatoio del III uomini

Cumulo di scarpe in guardaroba

Testa di bambola impalata davanti al I uomini

Camera mortuaria del manicomio di Granzette

Neurologico in fondo al parco

L’”inferno” al Centro ospiti – ex Neurologico
L’armadietto di Toni Casotto al Centro ospiti
.
.
APPROFONDIMENTI
> Manicomio di Rovigo – destinazione d’uso
Rovigo, 1 luglio 2011. Nessuna ristrutturazione della dismessa area ma-nicomiale può avvenire cancellando la memoria dell’Ospedale Psichia-trico. Ogni recupero della superficie deve prevedere uno spazio ade-guato per una “memoria manicomiale” attiva, che si faccia presente. Per una ri-conciliazione nazionale con le vittime manicomiali. Con la visione del restauro del dipinto murale del 1° maggio 1979.
Rovigo, 16 settembre 2010. La chiusura definitiva del manicomio di Rovigo avviene il 31 dicembre 1997 e, da quella data, nascono diverse propo-ste di riutilizzo dell’area. Che restano inevase a 13 anni di distanza.
E le prospettive?
.
APPROFONDIMENTI - il contesto
> Cronache dal manicomio di Granzette, Rovigo
Granzette, 25 novembre 2008. Cronache manicomiali, sotto forma di ap-punti di viaggio illustrati, degli interventi sociali nell’Ospedale Psichia-trico di Rovigo dai primi anni settanta ai primi anni novanta. Un pezzo di storia rimossa anche dai pochi documenti ufficiali proprio perché gli in-terventi stavano dalla parte dei vinti. Cronache: – il Centro Atomico al manicomio, primi anni settanta; – la Festa di Liberazione, I maggio 1979; – la Tribù Scaronge, anni ottanta; – Tutti i colori della festa, I maggio 1991; e altro ancora, fino al 2004. Con epiloghi vari.

***
.
.
Ciao io sono andato a visitarlo tempo fa è davvero molto interessante …
[...] storia e le leggende su questo luogo si sprecano, per chi avesse voglia di approfondire qui può trovare un esauriente articolo che analizza entrambi gli aspetti in [...]