Proposte e prospettive del manicomio di Rovigo
settembre 16, 2010
Rovigo, 16 settembre 2010. La chiusura definitiva del manicomio di Rovigo avviene il 31 dicembre 1997 e, da quella data, nascono diverse propo-ste di riutilizzo dell’area. Che restano inevase a 13 anni di distanza. E le prospettive?
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PREMESSA: Il manicomio di Rovigo – scheda
Gli ospedali psichiatrici, chiamati inizialmente “manicomi”, “frenocomi” o con altri nomi pittoreschi, nascono con la “società moderna” – fine Sei-cento/Settecento. Essi vengono ”regolati” per la prima volta dalla legge 36 del 1904, che serve solo come strumento di protezione dal “matto” per la società e non considera i bisogni e i diritti del malato. Essa, com-pletata nel 1909, resterà in vigore fino al 1978 quando verrà sostituita dalla legge 180, di Franco Basaglia, che abolisce i manicomi e elimina la pericolosità (per se stessi e per gli altri) come ragione della cura.
Il progetto del manicomio di Rovigo nasce nel 1906, quando il Consiglio Provinciale decide di aprire, con un preventivo da un milione di lire, un Ospedale Psichiatrico a Rovigo, per riunirvi i matti polesani sparsi in 41 Ospedali di tutta Italia. La spesa relativa alla retta di questi ricoverati rappresentava, nel 1903, circa il 10% dell’intero bilancio provinciale.
La superficie totale dell’area prescelta, fra fabbricati (fra cui 9 padiglioni) viali cortili, giardini e colonie agricole, equivale a 20 ettari, duecentomila metri quadrati. Dopo varie vicissitudini e sospensioni, e l’utilizzo dell’area durante la I guerra mondiale da parte dell’Amministrazione Militare, l’a-pertura ufficiale del manicomio avviene il 20 marzo 1930. Costruito per 400 persone il manicomio sarà utilizzato per una media di settecento.
Dal 1930 fino al 1980, allorché non furono più accolti nuovi malati, per le nuove disposizioni di legge, l’Ospedale Psichiatrico di Rovigo assolse la funzione di “ricovero e di cura” dei malati psichici per tutta la Provincia di Rovigo “accogliendo” migliaia di pazienti, nel compito specifico di “istitu-zione totale”, cui era deputato in base alla legge psichiatrica allora in vigore. Funzione di “ricovero e cura” praticati con metodi considerati coercitivi e violenti come l’elettrochoc e l’insulinoterapia. Il “residuo psi-chiatrico”, dal 1980, viene definitivamente chiuso nel dicembre 1997. Da allora, l’area giace dismessa a parte la proposta di recupero per il progetto dell’International Cancer Center, formalizzato il 3 dicembre 2002, ma successivamente abbandonato perché la Regione Veneto scelse per tale scopo la più influente provincia di Padova. Attualmente la vasta struttura è in totale abbandono a parte tre padiglioni abbastanza conservati che sono usati dall’Asl 18 come depositi ed archivi.
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PROPOSTE E PROSPETTIVE DELL’AREA MANICOMIALE
Si tratta di un’area calcolata sui 200 mila metri quadrati con 50 mila metri quadrati di verde, posta a meno di tre chilometri dalla città.
Progetti e proposte dal 1998 al 2010.

Area del manicomio di Rovigo, ripresa, e sistemata, da “bing maps”
Svanita l’ipotesi fantascientifica, del 5 ottobre dell’anno scorso, di un polo natatorio delocalizzato per le supposte Olimpiadi 2020 a Venezia, promossa dall’assessore alla Cultura del comune di Rovigo Federico Frigato, l’area ex-manicomiale resta un “buco sociale di coscienza”.
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INTERNATIONAL CANCER CENTER
Alla chiusura definitiva del manicomio (31 dicembre 1997) nasce l’ipotesi di riutilizzo dell’area per la realizzazione dell’International Cancer Center (ICC), il primo Istituto Oncologico di tutto il Veneto. L’ICC è specificata-mente destinato alla prevenzione, diagnosi e cura dei tumori ed alla ricerca sul cancro: la sua missione è infatti quella di fornire l’assistenza più avanzata ai malati neoplastici e svolgere nello stesso tempo ricerca biomedica, essenziale per il progresso delle conoscenze e il trasferimen-to ai pazienti delle cure più innovative.
Risale al 1998 la decisione dell’Azienda sanitaria (ULSS 18) di Rovigo (di-rettore Gianni Tessari) di proporre alle autorità competenti la costitu-zione di un Centro Oncologico di Ricerca e Cura per garantire una rispo-sta altamente qualificata alla domanda sanitaria dei cittadini del Veneto e in genere del nord e centro Italia, un bacino di utenza stimato in circa sei/otto milioni di persone. L’International Cancer Center di Rovigo viene ufficialmente individuato, nell’area manicomiale, dall’Azienda Ulss 18 nel dicembre del 2000. Promotore politico della “campagna” per l’ICC a Rovigo, in concorrenza con altre Province del Veneto, è Renzo Marangon (democristiano di Forza Italia) che, anche per questo progetto, viene rieletto consigliere regionale nel 2000. Nel dicembre 2001, La Regione Veneto individua l’International Cancer Center di Rovigo come snodo d’eccellenza dell’Istituto oncologico Veneto, in attesa di essere ricono-sciuto come IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).
Il progetto per l’ICC a Rovigo viene formalizzato compiutamente il 3 dicembre 2002, ma l’ipotesi, viene successivamente abbandonata a favore della più influente provincia di Padova dove, il 1° marzo 2006, viene aperto l’Istituto Oncologico Veneto.

“Qui sorgerà il nuovo Centro Oncologico”, il tabellone metallico di 2,40×5,80 metri, che ora giace, era invece posizionato eretto all’entrata dell’ex manicomio nei primi anni 2000. Sulla parte sinistra il disegno dell’area ristrutturata (con l’acquisto del padiglione, contiguo all’ex III donne ceduto alla Stazione speri-mentale), in alto a destra le tre sigle promotrici: International Cancer Center Rovigo, Regione Veneto-Ulss 18 Rovigo, Fondazione Rose della salute.
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CENTRO TEMPORANEO DI PERMANENZA PER IMMIGRATI – CTP
Del settembre 2003 è la proposta di utilizzo di parte dell’area manico-miale per l’edificazione di un Centro di detenzione per immigrati irregolari che, dopo una ispezione ministeriale, non trova seguito. Il sopralluogo di due ispettori del Ministero dell’Interno all’ex ospedale psichiatrico per l’eventuale costruzione di un Centro di permanenza temporanea, avvie-ne in data 5 settembre 2003. I due funzionari vengono accompagnati nell’area dimessa da sette anni, posta a tre chilometri dalla città, dal prefetto Ciro Lomastro e dal questore Franco Misiano. La notizia appare sui quotidiani di Rovigo in data 10 settembre e subito iniziano i comuni-cati stampa e le prese di posizione delle segreterie di partito ed asso-ciazioni varie che, da sinistra, si oppongono per motivi umanitari.
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CITTADELLA DELLO SPORT
Il progetto di una “Cittadella dello sport” presso l’ex Ospedale Psichia-trico viene caldeggiato dal presidente del Coni ed assessore allo sport del comune di Rovigo negli anni 2006-2007-2008, dal professor Giusep-pe Osti. Ma finisce nel novero delle buone intenzioni alla sua decaduta dall’assessorato, e dal Coni, avvenute nell’anno 2008.
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CITTADELLA DEI SERVIZI
Rovigo, 30 settembre 2010. La proposta di una “Cittadella dei servizi” presso l’area manicomiale, parte, e viene sostenuta, dal consigliere comunale e provinciale (di Prc) Matteo Masin, originario di Granzette, che ha sempre avuto a cuore il futuro dell’ex Ospedale psichiatrico.
Tutta la struttura è sottoposta a “vincolo monumentale” («Ogni immobile assoggettato a “vincolo monumentale” non può essere sottoposto ad alcun intervento senza la preventiva autorizzazione del competente organo dello Stato») dal decreto legislativo 2004 (che aggiorna quello del 1999) del Ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani.
Nell’anno 2004 l’Ulss 18, del direttore Adriano Marcolongo mette in ven-dita l’area manicomiale, chiedendone anche il cambio di destinazione d’uso, per una cifra sui 3,5 milioni di euro.
Nel 2005 il consigliere Matteo Masin è il primo firmatario di una mozione, approvata da tutto il Consiglio comunale, che prevede che quell’area debba, invece, restare vincolata al “sociale”.
«Gìà nel 2001 – spiega Masin, – si poteva evitare di dissanguarsi per mettere a norma Casa Serena (per anziani), sei milioni di euro, e tro-vare, invece, spazio all’area manicomiale».
La proposta della “Cittadella dei servizi” viene lanciata a settembre 2010 quando il consigliere comunale Masin vincola il voto di Rifondazione Comunista, sulla variante urbanistica per l’Asm al Censer, ad un “tavolo” tra Comune e Ulss 18 per rinegoziare la questione dell’area ex Opp per poi svilupparvi un’area servizi. Secondo Matteo Masin «otto milioni e mezzo di euro [prezzo di vendita del terreno messo dall’Ulss] sono troppi per una zona vincolata come l’ex Opp. Urge una riqualificazione e quindi serve una negoziazione tra Comune e Azienda sanitaria».
[Il prezzo di vendita, troppo esoso, dell'area manicomiale, viene stabilito dal-l'Ulss 18 per far quadrare, anno dopo anno, il bilancio dell'azienda: il deficit di gestione viene compensato dal valore assegnato all'area].
Masin pone l’accento sul fatto che Rovigo debba avere un’area destinata ai servizi e la individua nell’area dell’ex Ospedale psichiatrico di Granzet-te: «Visti i 50.000 metri quadrati di verde abbiamo l’esigenza di vincolare ancora di più la zona circostante. Potremmo immaginare che quell’area diventi la cittadella dei servizi». Una cittadella in cui trovino spazio la se-de Asm, Polesine Acque, un distretto socio sanitario, un campus univer-sitario, la Protezione civile, la AS2 (Azienda servizi strumentali). Uno spazio dove accorpare tutti i servizi locali, anche per risparmiare sulle centinaia di migliaia di euro all’anno di locazione per alcuni uffici comu-nali. E per raggiungere questo scopo Matteo Masin si rivolge al direttore dell’Ulss 18 Marcolongo invitandolo a non cambiare destinazione d’uso ed invitandolo ad un “tavolo” di accordo e negoziazione col Comune per una vera stima dell’area ed una riqualificazione progettuale per l’area.

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Il Manicomio dismesso in propaganda elettorale
Amministrative comunali primavera 2011
Rovigo, 2 giugno 2011. La tematica sull’area dismessa manicomiale trova spazio in campagna elettorale, di primavera 2011, per l’elezione del sin-daco di Rovigo. Se ne fanno carico i candidati sindaci Matteo Masin, per la Sinistra e Michela Furin per il Movimento 5 stelle.
Matteo Masin, candidato sindaco di FDS-Verdi, e delle liste civiche Aria Pulita (di Borsea) e Granzette con Cantonazzo, rilancia l’idea di una cit-tadella dei servizi: «la progettualità per il recupero dell’ex Ospedale psichiatrico di Granzette, con la creazione di una Città dei servizi».
Una proposta che è sostenuta soprattutto dalla lista civica di Granzette e Cantonazzo direttamente interessate alla destinazione e riqualifi-cazione dell’area manicomiale.
Michela Furin, per il Movimento 5 stelle beppegrillo.it, fra i 16 punti del programma elettorale, propone, al punto 9, ”Riqualificazione urbana e del territorio nel centro e nelle frazioni”:
• ex Manicomio di Granzette: prevedere il recupero dell’area da desti-nare a Campus per studenti universitari fuori sede e studenti del Con-servatorio cittadino. Gli edifici verranno recuperati e destinati ad alloggi, biblioteca, sale riunioni, ecc… Intercettazione di bandi nazionali e comu-nitari per il reperimento di fondi. Il recupero dell’area dovrà prevedere il mantenimento dell’intera zona destinata a verde: il parco sarà fruibile da tutta la cittadinanza e sarà collegato al centro da un percorso ciclabile e da mezzi pubblici…
Le votazioni del 22-23 maggio non danno risultati definitivi e vengono ri-fatte al “ballottaggio” del 29-30. Per l’occasione vengono sottoscritti 10 punti programmatici proposti dalle liste Federazione della Sinistra – Ver-di, Granzette con Cantonazzo e Aria pulita per l’apparentamento con il candidato sindaco Federico Frigato. La questione manicomiale viene det-tagliata al punto 6, sui dieci sottoscritti da Frigato e Matteo Masin:
6. ex ospedale psichiatrico provinciale di Granzette: evitare qualsiasi cambio di destinazione d’uso e attivazione di un tavolo di confronto con regione, Provincia e altri Enti per definirne le forme di un suo riutilizzo a fini sociale e collettivi…
La vittoria di Bruno Piva del centro-destra, vanifica il riutilizzo dell’area manicomiale rilanciato da Matteo Masin con la lista civica di Granzette e sussunto da Federico Frigato, mentre la proposta dei ”grillini” resta nel limbo delle buone intenzioni.

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Per un Museo della memoria al Manicomio di Granzette
Lettera aperta ai quotidiani locali
Granzette, giovedì 7 luglio 2011. Rispetto alla recente notizia di “vandali all’ex Ospedale Psichiatrico” (80 secondo la polizia, 7-8 secondo i resi-denti), si ritiene di specificare che non è la prima volta che alcuni black-bloc entrano illegalmente nella dismessa area manicomiale, da dicembre 1997, a vandalizzare e distruggere di tutto e di più. Prodotti di una società che produce malattia e disagio e non è un caso che l’alcoolismo giovanile, l’uso di cocaina e altre droghe, sia in forte aumento negli ultimi anni di disimpegno sociale e politico (da Genova 2001). Nell’occasione non è stato forzato solo l’accesso ad un reparto (I donne) dove sono cu-stodite “le cartelle cliniche dell’ospedale Santa Maria della Misericordia” poi gettate in strada, ma, da fonti accreditate, anche l’ex III uomini ed il III donne, pure chiusi e ben conservati. A completare il “raid”, distruzio-ni varie anche negli immobili “aperti”, come la chiesa dove sono state scardinate anche le balaustre di marmo. Considerando che, a volte, il manicomio, proprio per la sua nomea e funzione, è visitato anche da curiosi visitatori, tra i quali, ex-infermieri, gurppi di adolescenti e foto-grafi, è una fortuna che non ci siano state anche “vittime” civili.
A fronte del valore di 8,5 milioni di euro assegnato all’area da parte del-l’Asl 18, ci si chiede se la suddetta azienda non possa spendere una ci-fra irrisoria per inserire nella zona dismessa alcune telecamere di sorve-glianza – magari finte, con tanti segnali appositi, a fini dissuasori. A pre-servare un’area psichiatrica di grande valore sociale e storico. Il proget-to del 1906 descrive, infatti, l’”Ospedale Psichiatrico Provinciale” (la defi-nizione sarà del 1937) come «Il primo Manicomio a disposizione circolare d’Italia» che sarà aperto, però, dopo varie vicissitudini e sospensioni, il 30 marzo 1930, in epoca fascista. Dal 1922 al 1937, per politiche di “bo-nifica sociale”, vengono aperti 5 nuovi manicomi in tutta Italia. Nel 1978 sono 76 quelli attivi nel Paese per una popolazione carcerata di oltre 100 mila persone. Nel 1978 vengono tutti “chiusi” - nel senso di nuovi ricove-ri, dalla legge n.180, voluta da Franco Basaglia, che aveva cominciato ad “agitare” la società dal 1961 dal manicomio di Gorizia e che poi era stato lievitato dal “movimento” del ’68. Dopo oltre trent’anni dalla chiusu-ra dei manicomi è ora di cominciare a elaborarne il lutto ed iniziare a pre-servarne la storia e la memoria. Anche per raccogliere testimonianze degli ultimi degenti ed operatori. E l’idea di un “Giorno della memoria dei matti” da istituire il 13 maggio a ricordare il 13 maggio 1978 della 180?
Ora, visto che l’area manicomiale di Rovigo è dismessa, e abbandonata, dal dicembre 1997 e che anche nella recente campagna elettorale il pro-blema del suo recupero è stato, pur se in modo approssimato, affronta-to, vogliamo qui, come Redazione Biancoenero (a cui si deve la monu-mentale “Cronache dal manicomio di Granzette” – edita per via telema-tica) continuare a proporre il riutilizzo dell’area come un vero e proprio Museo della Memoria Manicomiale, di Rovigo e d’Italia. E si tratterebbe di un progetto di valore nazionale ed internazionale. Perché il manicomio è profondamente intessuto nella storia sociale d’Italia e dei territori in cui fu situato, come a Rovigo. Per conservare, ad esempio, anche la memo-ria del partigiano Emilio Bonatti lì rinchiuso in epoca nazi-fascista, quel-la dell’alluvione del 1951 con le corriere che portavano via i ricoverati…
Si pensi anche, per passare alla poesia, al gemellaggio con Rodez dove fu “ospitato” Antonin Artaud, o con quello del San Salvi di Firenze dove fu rinchiuso Dino Campana, o con Villa Turri di Milano dove fu incarcerata Alda Merini. E magari con la Maison du docteur Blanche, dell’Ottocento a Parigi, che imprigionò Guy de Maupassant e Charles Baudelaire.
E se proprio non ci fosse l’orgoglio polesano di ardire all’orizzonte, allora si provi a considerare almeno la proposta di adibire un solo reparto (il Centro Ospiti) a Museo del Manicomio, per recuperare e conservare quell’umanità che lì dentro fu per parecchio tempo imprigionata. “Il mani-comio libera tutti”: liberare finalmente il manicomio, e la sua memoria, per liberare anche la nostra umanità! Questa piccola e semplice opera-zione, col restauro del dipinto murale del 1979 (5×9 metri) sul lato mu-rario dell’edificio, di valore culturale tale da essere inserito nelle guide turistiche, permetterebbe almeno di gettare una luce sulla “zona d’om-bra” manicomiale e di fare da presidio e da faro per occupare, rischiarare e “liberare”, finalmente, quell’area, dai carcerieri del passato e dai black-bloc del presente (si vocifera anche che vogliono buttare giù la Madonni-na), ed accendere il dibattito sulla sua destinazione. Perché se non è possibile edificare un centro commerciale ad Auschwitz, non si può nean-che fare una Rovigo 2 al manicomio di Granzette. Redazione Biancoenero

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APPENDICE
> Manicomio di Rovigo – destinazione d’uso
Rovigo, 1 luglio 2011. Nessuna ristrutturazione della dismessa area ma-nicomiale può avvenire cancellando la memoria dell’Ospedale Psichia-trico. Ogni recupero della superficie deve prevedere uno spazio ade-guato per una “memoria manicomiale” attiva, che si faccia presente. Per una ri-conciliazione nazionale con le vittime manicomiali. Con la visione del restauro del dipinto murale del 1° maggio 1979.
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RIFERIMENTI
> Storia e leggende dal manicomio di Granzette
Rovigo, 16 agosto 2010. Una appendice storica, con leggende attuali, alle “Cronache dal manicomio di Granzette”: Il manicomio durante la guerra 1940-45, il tesoro dei tedeschi al manicomio, il (misterioso) deposito sot-terraneo, la Stazione Sperimentale di Pollicoltura, la “madonnina” del manicomio di Granzette, urla manicomiali di luna piena, manicomio “zona d’ombra” metropolitana, il “guardiano” del manicomio di Granzette, la mappa dell’”isola del manicomio”, infermieri - ladri - teppisti e “stalker” al manicomio di Granzette, visioni fotografiche.
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RIFERIMENTI – il contesto
> Cronache dal manicomio di Granzette, Rovigo
Granzette, 25 novembre 2008. Cronache manicomiali, sotto forma di ap-punti di viaggio illustrati, degli interventi sociali nell’Ospedale Psichia-trico di Rovigo dai primi anni settanta ai primi anni novanta. Un pezzo di storia rimossa anche dai pochi documenti ufficiali proprio perché gli in-terventi stavano dalla parte dei vinti.
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