Aliénation et magie noire: Artaud a Rovigo 2/2

dicembre 21, 2010

Martedì 21 dicembre. La presentazione, una tra-scrizione cum figuris, del video-film “Aliénation et magie noire”, par Antonin Artaud, de l’asile de fous de Rovigo”, a cura di Roberto Costa per la Redazione Biancoenero. Con simboli, parole, suoni ed immagini “subliminali” per ridurre l’affattura-mento delle coscienze.

                   
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DE-SCRIVERE PER DE-FINIRE E CONTESTUALIZZARE
La mappa per illustrare, come un sillabario, il territorio
Cercherò di fare una presentazione-commento all’iniziativa, in uno stile didattico-descrittivo, che è un modo, assieme alla pedagogia della resi-stenza ed alla propedeutica della liberazione, per cercare anche di dis-affatturare la realtà che ha narcotizzato le coscienze.
“Aliénation et magie noire” è un testo che descrive e segnala (denuncia) una crudele realtà di internamento e di elettrochoc, accompagnato da immagini che documentano il manicomio dismesso di Granzette. Realiz-zato in un’ottica di narrazione, oltre la poesia che sembra avere esaurito la sua funzione di tracciare emozioni: “Svelare le illusioni, questa è rivo-luzione”, W. Shakespeare. Forse non resta che de-scrivere la realtà, per cercare di de-finirla, come dice Virginia Woolf, o di circoscrivere “la sintas-si e la misura della prosa”, come scrive Allen Ginsberg, perché ormai la poesia non riesce più a narrare l’anima; anche Arthur Rimbaud la abban-donò, molto tempo fa – nel 1875, per andare a cartografare nuovi terri-tori, d’Africa. Theodor Adorno, nel secolo successivo, afferma che “Dopo Auschwitz non è più possibile scrivere poesie”. Neanche dopo l’aberra-zione dei manicomi.

                                      

I “FATTURATORI” DELLA CULTURA RODIGINA
Non ci sarà dibattito finale, quindi, eventuali domande ed interiezioni – in senso Artaudiano, vanno fatte durante questa presentazione-dibattito. L’iniziativa è promossa da Redazione Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze, senza alcun contributo pubblico o privato che non la sala ed il proiettore messi a disposizione dal Csv: è il prodotto di un mese di lavoro a tempo pieno, con 100 euro di spese vive.
Nessun contributo pubblico, intanto che la Provincia, il 13 agosto scorso, ha dato un contributo di 1300 euro all’Arci provinciale per il Cine-meren-da ed i “giganti della letteratura” (sic!) ed il Comune, notizia della setti-mana scorsa, 10 mila euro ai corsi teatrali di Minimi teatri di Gabbis Fer-rari ed altrettanti a quello del Lemming di Massimo Munaro che, inoltre, usufruiscono pure di spazi pubblici per la loro attività. A ciò si aggiunga-no le attività “culturali”, fra virgolette, delle banche, come Cassa di risparmio con Antonio Finotti e Banca del Monte, con Adriano Buoso, per capire come la cultura sia completamente “affatturata”, per dirla con Artaud, “panem et circenses” per ricordare i latini, regolata da gerarchi da “minculpop” di epoca fascista. E l’informazione al guinzaglio, serva dei “fatturatori”: basta notare che di tre quotidiani locali questa ini-ziativa si trova descritta, male ed in poche righe, solo su “Il gazzettino”. In piena epoca di cosiddetta in-formazione globale, siamo ancora alla contro-informazione ed al passaparola.
Stasera siamo qui a proporre “cultura”, in senso artaudiano, come mo-dello di resistenza all’alienazione delle pratiche culturali soggiogate alla partitocrazia di regime, vendute al dio denaro.
                                               

REDAZIONE BIANCOENERO
Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze, nasce ai primi anni 90 del secolo scorso ed è registrato in Tribunale a dicembre 1992. Dalla parte di immigrati e minoranze, per la giustizia sociale, perché lì sta la cartina di tornasole della civiltà. Il video filmato di Artaud segue, per restare all’edizione di CD-DVD, quello di Ginsberg – sempre dal manico-mio di Rovigo, “In-canto Rom n.1” con Marta Marcello e Valter Tessaris, “Badanti per caso” – un documento fotografico, la riedizione musicale di un disco del “Canzoniere della città selvaggia” del 1979 e “Rovigo, carto-lina dalla shoah”, del 2003.

                                         

IL VIDEO-FILM DAL TESTO DI ARTAUD
“Aliénation et magie noire” è un duro atto d’accusa contro la pratica re-pressiva dell’internamento e dell’elettrochoc, registrato nel 1946 da An-tonin Artaud, per una trasmissione radiofonica, dopo la sua dimissione (controllata) dal manicomio di Rodez dove, dal 1943 al 1945, aveva subi-to 51 elettrochoc.
Il testo viene ri-visitato e commentato, da Roberto Costa, in un video-film, con immagini dal manicomio di-smesso di Granzette (1930-1997). In un sovvertimento cinematografico: stavolta è il sonoro la parte principale mentre le immagini restano in sottofondo – colonna visiva, come un com-mento discreto. Questa, il testo recitato da Artaud, è la parte centrale del video, che è completato, in stile artaudiano, da una introduzione – una invettiva ai prepotenti della cultura rodigina, e da una “visione” finale del manicomio di Granzette. Qui, in queste due appendici a latere, si è usato il “sonoro” tratto dai “bruitage” di “Per farla finita col giudizio di Dio”, scritto e realizzato da Artaud per la radio francese, ma bloccato il giorno stesso della messa in onda, il 2 febbraio 1948. Un mese prima della sua morte, avvenuta il 4 marzo seguente. [I 10 pezzi di “Per farla finita col giudizio”, tratti da una edizione di Stampa alternativa del 2001, sono in allegato al video-film]. Due invocazioni ed un atto d’accusa sui manicomi, si potrebbe dire citando Fabrizio De André, per un tempo complessivo di 9 minuti. Il testo è in francese, senza fastidiosi sottotitoli. La traduzione italiana è a disposizione per chi ne volesse copia.
Il testo, «Alienazione e magia nera. I manicomi sono ricettacoli di magia nera consapevoli e premeditati…», denuncia la medicina manicomiale, «e non c’è niente di meglio di un manicomio per covare dolcemente la mor-te… », e soprattutto l’elettrochoc, «La magia dell’elettrochoc produce un rantolo [rantolare nell’elettrochoc del Bardo], e affonda chi lo ha subito nel rantolo di chi sta per lasciare la vita.». Una denuncia a difesa, e dalla parte, degli internati che finisce con: «Ma che garanzia hanno gli alienati veri di questo mondo di essere curati da autentici esseri viventi?»
Una nota specifica va posta sul “Bardo dell’elettrochoc”, più volte ese-crato nel testo: «Il Bardo è il terrore della morte nel quale l’io si riduce in pozzanghera». Artaud si riferisce allo stato del “bardo”, l’intervallo tra la morte e la successiva rinascita, descritto «in quel compendio di tutte le menzogne chiamato Bardo-Todol», per usare sempre le sue parole, altri-menti conosciuto come “Il Libro tibetano dei morti”.

                                           

TESTI E AMULETI
Sul tavolo sono esposti alcuni strumenti di lavoro, veri e propri amuleti, a  partire dai libri di consultazione. “Antonin Artaud, nel vortice dell’elet-trochoc”, di Ida Savarino – ed. Sensibili alle foglie, “Artaud le mômo”, a cura di Giorgia Bongiorno – ed. Einaudi, “Lettere ai prepotenti”, a cura di Marco Dotti – ed. Millelire Stampa alternativa, “Per farla finita col giudizio di dio”, a cura di Marco Dotti, ed. Stampa alternativa, “L’eredità di Artaud  in Italia”, di Mario Balzano ed. UNI Service, “Succubi e supplizi”, di Anto-nin Artaud – ed. Adelphi, “Eliogabalo”, di Antonin Artaud – ed. Adelphi, “Paradise now”, a cura di Franco Quadri – ed. Einaudi, “Archeologia del cinema”, di C.W.Ceram, – ed. Mondadori. E poi, uno “zootropio” (che, dal greco, vuol dire ruota della vita), auto costruito sul modello di William George Horner del 1834. Che spiega visivamente quanto il cinema (movi-mento) sia una vera e propria “illusione”. E’ importante sottolineare che questo strumento di “visione cinematografica” nasce nel 1834 cinque anni prima dell’invenzione ufficiale della fotografia e ben 61 anni prima del cinema, col “tricefalo”, dei fratelli Lumiére. Questo zootropio, ripreso anche nel filmato, a commento della frase “la medicina moderna…”, è in effetti un vero e proprio totem, uno strumento taumaturgico. Ed ancora, la cinepresa Samsung da duecento euro. Da sottolineare che con queste cineprese “elettroniche e digitali” scompare l’effetto “ruota di diligenza”. In diversi western, girati con cinepresa a pellicola, si può notare la ruota della diligenza che inverte il moto in partenza: gira in avanti sempre più veloce, poi inverte la rotazione all’indietro – quasi al rallentatore, ed, in-fine, riprende a girare velocemente, e si stabilizza, in avanti.

                   

PERCHÉ IL MANICOMIO DI GRANZETTE
Antonin Artaud, dopo Allen Ginsberg e Arthur Rimbaud (una “illumina-tion”) per dare luce ad una zona oscura della coscienza sociale, il mani-comio come luogo di internamento dei diversi, di tortura, di sofferenza, di morte. Un epilogo poetico e visionario a, vedasi:
> Cronache dal manicomio di Granzette

                                                     

MANICOMIO DISMESSO
Svanita l’ipotesi fantascientifica dell’anno scorso (di Federico Frigato, assessore comunale) di un polo natatorio per le Olimpiadi 2020 a Ve-nezia, l’area ex-manicomiale resta un buco di coscienza. Si tratta di un’area di 200 mila metri quadrati, con 50 mila di verde. Le ultime pro-poste dell’Ulss 18 sono di messa in vendita, per una zona vincolata, a 8,5 milioni di euro. Matteo Masin, consigliere comunale Rc, ha chiesto una variante d’uso (cioè di allargare il vincolo) ed un tavolo col Comune, per la proposta di una cittadina dei servizi. L’idea di Biancoenero, prima di ristrutturare l’area, è che occorre elaborare il lutto sociale del manico-mio di Rovigo, esorcizzare la tragedia che lì si è consumata per 67 anni.
> Storia e leggende dal manicomio di Granzette

                     
        Area del manicomio di Rovigo, ripresa, e sistemata, da “google maps”

DIS-AFFATTURARE LE COSCIENZE – repetita
Già dal 1939 nel manicomio di Ville-Évrard, Antonin Artaud comincia a costruire i propri amuleti, per reagire agli “affatturamenti” che annichi-liscono la sua coscienza. Incarcerato in uno dei manicomi che «sono ricettacoli di magia nera consapevoli e premeditati», come scriverà in apertura del testo di “Aliénation et magie noire”, del 1946. Ma non è una situazione solo individuale, perché «… questa società è nata da un truc-co di magia, da una immonda operazione che le ha dato diritto di cittadi-nanza nelle cose e che continua a mantenere a dispetto di tutti a forza di affatturamenti. – E le sue istituzioni sono sempre state sancite soltan-to per difendere il gran segreto. Tutto ciò che insorge viene dichiarato pazzo o fuori di sé, avvelenato, incarcerato, messo in stato di demenza, costretto al suicidio, paralizzato.» ( A André Breton, 14 gennaio 1947)
Ed allora, considerato che «siamo in un mondo inutile a forza di essere eternamente affatturati», il teatro, il disegno, la segnaletica scritta e verbale di Artaud possono essere visti come tentativi di dis-affattura-zione, per levare o almeno alleviare le “fatture” che avvelenano la co-scienza; perché occorre preparare totem ed amuleti e «fare stregonerie per fare smettere gli aggressori occulti», per cercare la propria “auten-ticità” di esseri viventi. In questo senso, la presentazione, il video e la proiezione a seguire, sono stati realizzati utilizzando anche messaggi subliminali di vario tipo (immagine, suono, parola…) per intercedere in modo liberatorio presso le coscienze. Non seguirà il dibattito, alla fine uscite senza applaudire (se ne fosse il caso), non siamo ad un funerale… Buona visione!

                     
La ricostruzione della stanza del manicomio di Rodez in cui Antonin Artaud fu sottoposto a elettroshock. Elaborata dalla mostra «Artaud. Volti/Labirinti», di Jean-Jacques Lebel al PAC di Milano, dicembre 2005.
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IL VIDEO-FILM
“Aliénation et magie noire”, par Antonin Artaud de l’asile de fous de Rovigo, si può richiedere alla Redazione: red.biancoenero@teletu.it
Una prima visione si può avere su you tube:
Aliénation et magie noire, di Antonin Artaud c/o manicomio di Rovigo 

                      
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LA PRIMA PARTE DELL’INIZIATIVA
Antonin Artaud c/o manicomio di rovigo 1/2
Martedì 21 dicembre (di luna piena), alle ore 21, presso il Csv – viale Trieste 23, Rovigo, Biancoenero presenta il video-film: “Aliénation et magie noire”, par Antonin Artaud, de l’asile de fous de Rovigo.
                         
                                 Cameretta agitati manicomio di Rovigo

LA TERZA PARTE DELL’INIZIATIVA
> 25 maggio il “Giorno della memoria” di Antonin Artaud
Rovigo, 25 maggio 2011. Se c’è un “Giorno della memoria” di Antonin Ar-taud esso è il 25 maggio a ricordo di quel giorno del 1946 quando egli, dopo nove anni di internamento, fu liberato dal manicomio di Rodez, do-ve, dal 1943 al 1945, aveva subito 51 elettrochoc. Nel “Giorno della me-moria” di Artaud, Redazione Biancoenero organizza due manifestazioni:
1- Alle ore 14 Roberto Costa interpreta “Farfadi ta azor tau ela”, elegia funebre per tutti i manicomi, alle scale mobili del centro commerciale Le Torri.  2- Alle ore 21, presso il Csv, in viale Trieste n.23, si tiene la pre-sentazione del video-film “Aliénation et magie noire, par Antonin Artaud de l’asile de fous de Rovigo”. 
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