Rovigo e i quotidiani della “gnocca”

luglio 27, 2011

Estate culturale rodigina: quando l’informazione è calda. Rovigo con le av-verse condizioni climatiche ed i cervelli sessuomani quotidiani, sembra di-ventata una spiaggia di Porto Caleri con ragazze in mutande che lavano le costose auto dei signorotti locali. Dalla Voce del Gazzettino un calenda-rietto pornografico estivo. Con supplemento del Resto del Carlino.  
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A-MAZZ-MEDIA e indignazione
Stéphane Hessel, “Indignatevi!”, add editore: …E allora, continuiamo a invocare «una vera e propria insurrezione pacifica contro i mass media, che ai nostri giovani come unico orizzonte propongono il consumismo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia gene-ralizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti».
                                             
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“La voce” del Benin ed “Il gazzettino” del Tonga
Negli ultimi due anni – 2009-2010, rapporti internazionali di settore rile-vano che l’Italia è addirittura scesa al 72° posto, sprofondata a Paese “parzialmente libero”, per la “libertà di stampa”, al pari del Benin e del Tonga. In un’epoca di informazione globale, la statistica è confermata dai quotidiani di Rovigo gemellati da tre anni con questi Paesi: “La voce” di Cotonou ed “Il gazzettino” di Neiafu.

                                            
            Foto in “codice patacca”, da Il gazzettino del 26 luglio 2011, “lettere”
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In aumento i casi di violenza sulla donna
Il Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia del 2010, presentato l’11 luglio, dal Ministero dell’Interno, ritrae la situazione italiana dell’ulti-mo anno: aumentano le violenze sessuali e diminuiscono gli omicidi.
E’ strano ricordare questi dati ai giornalistuccoli locali e ribadire che la violenza sulle donne sembra diventata 
un vero e proprio fatto di costu-me (non di mutande Milena Lucchin!) che viene sedimentato e istigato anche da articoli come quelli su La voce e Il gazzettino.
                                         
      Foto da prima pagina, in “codice gnocca”, de La voce del 25 luglio 2011
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La voce” della “gnocca”…
Come per la benzina – ogni occasione è buona per aumentarla, anche per “La voce”, ogni pretesto è valido per sparare “gnocca” a tutta pagi-na. Certo che bisogna avere la “gnocca” ben inserita nei meandri menta-li, e ci si riferisce al direttore Cristiano Draghi, all’amministratore Samuele Bertuccio ed al coordinatore editoriale Roberto Rizzo, per ridursi a fare “giornalismo” così. E dietro i caporioni ci stanno i soldatini, freschi di stampa, inchinati e inclinati – quasi carponi, a fare il signorsì senza mini-mamente usare della coscienza e del libero arbitrio, come gli impiegatini del Terzo Reich tutti impegnati a far assolutamente rispettare gli orari dei treni per Auschwitz. Ogni riferimento è d’obbligo per lo scrivano Al-berto Lucchin e immagini amputabili al fotografo ufficiale Carlo Chiarion. 
Viene da ricordare la polemica a tutta pagina di domenica 24 luglio (an-che lì in prima pagina il sindaco Piva attorniato da otto ragazze in mu-tande) contro Beppe Grillo che criticava l’autostrada Valdastico Sud.
- Sì, un’autostrada per venire a Rovigo a vedere queste oscenità?
- No, un’autostrada per scappare da Rovigo con queste oscenità!

                    
                    La voce 25 luglio: Articolo e foto da premio s-Pulitzer

… Il gazzettino della “patacca”
Se La voce si distingue come giornale pruriginoso al Gazzettino non per-dono occasione di pataccare la notizia: richiamo a colori in prima pagina e servizio esauriente con altre foto artistiche a pagina due. Autori del mal-fatto quotidiano Marina Lucchin (a cui non è riferito l’aggettivo del titolo in paragrafo) ed il fotografo fish-eye (occhio di pesce) Max Sandri, messi in pagina dall’ultimo capocornista, Gianluca Salvagno, appena arrivato e subito desideroso di accodarsi alla linea editoriale del “codice gnocca”, ma al Gazzettino di Rovigo, Gigli docet, preferiscono ”patacca”.

             
              Prima pagina e seconda pagina de Il gazzettino del 25 luglio
Ma Il gazzettino va oltre e non perde occasione di battere il colpo il gior-no dopo, ben illustrando, con patacche in posa da patacche, una lettera critica di Cinzia Sivier indignata (moglie del pure indignabile Claudio Lu-ciano) per l’avvenimento. Una vera e propria presa per il culo.
                  
                    Il gazzettino: lettere e opinioni del 26 luglio 2011
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Insieme per Boara a chi?
Una breve nota di cronaca va fatta anche per il gruppo organizzatore  dell’iniziativa, “Insieme per Boara”, perché, come per i giornalisti, non sembra sia stato il caldo torrido ad avere fuso i circuiti neuronali - così da azzerare anche i freni inibitori che controllano l’umana decenza -, ma si sia trattato di un vero e proprio fenomeno di promozione culturale per ravvivare le serate in paese. Da segnalare anche il pubblico abilmente veicolato in fetenzialità culturali ben rappresentative del “sultanato” raz-zista berlusconiano che governa l’Italia in questo periodo. 
Pamela Zaga-to, una delle ben sei donne degli otto componenti del gruppo organizza-tore della kermesse, in cui era inserito il “Sexy car wash”  di sabato scor-so, si è dichiarata soddisfatta della manifestazione: «Abbiamo lavorato con la pioggia ed il freddo, imprevisti a luglio [in mutande? Ndr], e la no-stra fatica alla fine è stata premiata». Riuscendo a sputtanare, in senso metaforico, il proprio stesso paese. Un’ansa del fiume da deriva culturale e mentale, per ricordare l’etimologia del nome del borgo rivierasco.
                   

      Ragazzi istupiditi da sesso, droga (alcool) e rock n’ roll – (foto Il gazzettino)
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Giornalisti a piede libero
Ecco, è nostra convinzione che non ci possa essere libertà di stampa e di informazione a Rovigo, e capacità di trasformazione sociale positiva, fin-ché i caporioni e gli accoliti degli “a-mazz-media” rodigini - a gnocca stampata sui lobi frontali, come i capo-cornisti Cristiano Draghi e Gianlu-ca Salvagno del Gazzettino (a cui va aggiunto il noto, in altre occasioni, Carlo Cavriani del Carlino), coi loro accoliti come Alberto e Milena Lucchin (ma li hanno fatti con lo stampìn questi Lucchin!), resteranno a piede li-bero a scrivere – proprio con gli pseudopodi, ed a rappresentare una ca-tegoria che sembra diventata una vera e propria corporazione a difesa dei propri e degli altrui privilegi (di “casta”), capace solo di affossare sempre più il codice deontologico (qualsiasi cosa voglia dire), perché con questi scrivani da carta (straccia) stampata fra poco l’Italia diventerà paese totalmente illibero per quanto riguarda la “libertà di stampa”.
Poi Franco Pavan, lo Iago arrampicatore del Gazzettino, leggerà questo articolo e per farsi ben volere lo manderà all’Ordine dei Giornalisti del Ve-neto che, invece di prendersela con gli spacciatori di gnocca e stupidità dei quotidiani rodigini, sottoporrà a procedimento disciplinare il direttore di Biancoenero per oltraggio ai colleghi. E’ già successo e succederà.
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SUPPLEMENTO
Non c’è due senza tre: gnocca, patacca e…
Il Carlino della “fionda”
Rovigo, 28 luglio. Non c’e due senza tre. Il Resto del Carlino non resta a guardare, quando c’è da fare un servizio veramente di costume, e si ac-coda con scrupolo professionale alla linea da supermarket delle mutande e delle tette, con Carlo Cavriani che completa eticamente il terzetto dei priapici capocornisti rodigini sbattendo una “fionda” (per distinguersi eti-mologicamente – qualsiasi cosa voglia dire, dai colleghi), a tutta pagina. A latere, per restare in tema di in-formazione di gnocca, il Resto del Car-lino pare un vero e proprio giornale da induzione alla mercificazione ses-suale, basta andare a vedere in penultima pagina i messaggi di massag-gi di tutti i tipi corporali fatti da statuarie-bionde-bellissime signore-spa-gnole-spagnole-russe-orientali, fisico perfetto-incantevole-da top model. Ricordando che recentemente alcuni tenutari di siti internet sono stati inquisiti per favoreggiamento della prostituzione ci si chiede se anche i tenutari del  Carlino non possano essere inquisiti per questo reato.
                             
      Il Resto del Carlino della “fionda”, con contorno di salsiccia, del 28 luglio 
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APPROFONDIMENTI
La de-umanizzazione della donna

La riduzione della donna ad oggetto. Non è che si stia esagerando, pren-dendo “lucciole” per lanterne, una situazione di poco conto. Si tratta di un episodio, la manifestazione del ““Sexy car wash”, che segnala un vero e proprio allarme sociale, in cui è sprofondata la società italiana nell’ultimo decennio: la mercificazione della donna che passa attraverso la sua de-umanizzazione. Un processo che, con le responsabilità di una “società” maggioritaria e dominante, si è profondamente radicato anche nel “cervello sociale”. Sennò si sarebbero prodotti strumenti di difesa come, per esempio, la denuncia penale, ai promotori-complici e veicolato-ri della manifestazione, per depravazione culturale, de-umanizzazione di persone, induzione ed istigazione alla mercificazione della donna, che va a completarsi nell’aumento dei casi di violenza femminile.
L’episodio, complicizzato dai manifestanti e avallato dai taciti, promulga-to come modello culturale a tutta pagina dai giornali locali, non è un semplice fenomeno di malcostume ma un vero e proprio pilastro su cui si fonda la società italiana. Che come le società occidentali è “maschilista” sì, ma con l’avvento del “berlusconismo” di stampo leghista ha amplifica-to questo orientamento, di riduzione della donna a semplice oggetto di gratificazione del desiderio, “sdoganando”, a livello istituzionale, com-portamenti che prima di quell’epoca erano considerati deprecabili e tenu-ti sotto controllo. Ma tutti noi siamo fatti di polarità, di più e meno che si bilanciano, di chiari e ombre, e quando si vanno a “liberare” i comporta-menti ed i desideri oscuri, tale “luciferazione” avviene a scapito di atteg-giamenti e pulsioni più coscienti e umani, che vengono, per bilanciamen-to, oscurati. E, in questo contesto,  la riduzione della donna ad oggetto sessuale, de-umanizza ed oscura l’intera società.

La de-umanizzazione passa a livello cerebrale. Per de-umanizzazione si in-tende quel processo culturale, indotto dai modelli di comportamento so-ciali, che trasforma addirittura i processi neuronali del cervello trasfor-mando la “umanizzazione” di soggetti in semplici oggetti, anche depre-cabili, da usare. Per cui, come non c’è violenza – e non si prova pena per esso, nello sbatacchiare un sacchetto di immondizia, così non viene per-cepito come violento – né si prova compassione, maltrattare una donna ridotta a “gnocca” o bistrattare uno “zingaro” considerato come uno scarafaggio. Come gli Ebrei in periodo nazi-fascista, de-umanizzati a insetti repellenti e sterminati nelle camere a gas, senza nessuno scrupo-lo di coscienza – chi si rammarica di uccidere una zanzara o una zecca?-, proprio con un insetticida, lo Zyklon B.
                    
FOTO: il cervello del cazzone riduce la donna a oggetto dei suoi desideri – figa. 
I modelli di comportamento sociale, implementati dal sistema istituzionale del “sultanato” berlusconiano-leghista, agiscono sulla struttura cerebrale spostando e riducendo la figura femminile, dalla sezione persone – per cui si può provare com-passione, all’area oggetti, che si possono usa-e-gettare e sbatacchiare senza alcuna pietà. (Immagine elaborata da Biancoenero).
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ULTERIORI APPROFONDIMENTI
> De-umanizzazione di rom, drogati e omosessuali
9 luglio 2008. La de-umanizzazione si riscontra a livello cerebrale. Persone ap-partenenti a gruppi sociali “fuori” (“out-groups”) sono considerate anche “fuori” dall’umanità e percepite non più come soggetti, in grado di suscitare pietà, ma come oggetti deplorevoli. Di questi gruppi sociali “de-umanizzati” fanno parte: rom, drogati, omosessuali. Gli studi documentano che se a livello cerebrale la percezione di soggetti umani attiva la corteccia prefrontale mediale, la perce-zione di soggetti de-umanizzati attiva, invece, lo stesso pattern corticale re-gistrato per gli oggetti disgustosi.

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SIPARIETTO da estate culturale (da spiaggia) rodigina
quali dei tre capocornisti rodigini - Cristiano Draghi – Gianluca Salvagno – Carlo Cavriani – sono riferite le nominanze, paritetiche ed epistemologiche: “perette”, “bibetta”, “pipaiolo”, “deontologico” (qualsiasi cosa voglia dire)?.
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SIPARIETTO n.2: strano ma vero
«Perché dunque dovremmo abbracciare un sacco di merda?», scrive Odon de Cluny, abate, dal 926, del monastero più importante della Francia medioevale, completando una riflessione sugli uomini attratti dalla pelle e dalla bellezza esteriore della donna, ma che non pensano a cosa c’è, per esempio, nelle nari-ci, nella gola e nella pancia di codeste. D’altronde il “pensiero” cattolico sulla donna viene ripreso e significato successivamente da Jacques Vitry, teologo, storico e anche cardinale-vescovo di Frascati nel 1228: «Meglio avvicinarsi ad un fuoco ardente che a una giovane donna, poiché come l’abito porta la tigna (o peste) è la donna che porta la sventura all’uomo».
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ALLEGATO 
Il Carlino della “fionda” numero 2
Rovigo 29 luglio. Non molla la “fionda” il mastino dell’informazione a tutta gnocca Carlo Cavriani cercando di recuperare posizioni sui colleghi pria-pici della Voce e del Gazzettino…
                              
Col Resto della “fionda” replica il quotidiano di Rovigo, in perfetto stile Carlo Cavriani, la pagina di costume (mutande per la verità) del giorno prima. Un pa-ginone a sesso e droga in cui pone addirittura – e ohibò, la questione mora-le: «C’erano anche i bimbi». Quegli stessi bimbi che vedono anche le paginate di “fionda” propinate a secchiate dal Resto del Carlino che, in penultima pagina dell’inserto di Rovigo – ma in linea editoriale con la prima, ”sbologna” “massag-gi” a volontà, «Ma solo per adulti perché i bimbi non sanno leggere», risponde-rebbe Mario Bovenzi, difensore del modulo a frattali cavrianico.
                             
Per restare in tema pedagogico, «C’erano anche i bimbi», il Resto del Carlino a pag.2 sbatte un’altra immagine pornografica, stavolta non amputabile al foto-grafo ufficiale Giampaolo Donzelli. Così i bimbi che, la sera dell’esibizione, a dieci metri di distanza – ed oltre, magari fossero stati distratti, possono debi-tamente essere educati, inculcati e  volgarizzati dall’immagine ravvicinata e fissata nella posa: da ritagliare ed appendere alla porta del cesso.   

Colpo di spugna
A completare la linea editoriale, della prima e seconda pagina – e penul-tima, ci pensa il tuttologo Mario Bovenzi nella rubrica “Noi polesani”, in cui risponde ad una lettrice protestataria con un titolo esaustivo: «Dia-mo un colpo di spugna». Ma forse si tratta di un refuso tipografico che ha storpiato la scritta più appropriata e pertinente alla tematica priapica del quotidiano: «diamo un colpo di pugna», di pugnetta cioè. Infatti il Bo-venzi conclude la risposta con «Voltiamo pagina»: per arrivare alla pe-nultima con le inserzioni di abili massaggiatrici e pugnettatrici di tutti i tipi e per tutte le parti corporali del corpo umano maschile. 
                             
                                                        ***
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COMMENTO
La perdita d’identità della donna-oggetto
Le donne ridotte a spugna-e-tette, sono anche state annullate di iden-tità: dal 25 luglio su tutti e tre i quotidiani della “gnocca-patacca-fion-da”sono stati riportati i nomi degli organizzatori, dei giornalisti d’assalto a mano mutandata, delle protestatarie di partito ed individuali, ma delle ragazze, protagoniste della manifestazione, niente. Se da una parte si vocifera che siano due ragazze romene, dall’altra, corre voce che l’una sia Valentina Draghi e l’altra Giuseppina Cavriani, familiari proprio dei capocornisti della Voce e del Carlino, dal che si capisce perché tali quoti-diani abbiano dato tanta pubblicità all’avvenimento: non era propagan-da morbosa da prezzolati scrivani disposti a tutto pur di vendere qual-che copia, ma semplicemente pubblicità indirette ad attività familiari a cui siamo da tanto tempo, assieme a quelle di partito, abituati. E se non si vergognano loro, Draghi e Cavriani, del lavoro della figlia e della sorella, perché dovremmo scandalizzarci noi su coloro ridotte a spugna e tette?
                                               
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APPENDICE DEONTOLOGICA
Mass-media e indignazione: in collegamento col primo paragrafo

All’Ordine dei Giornalisti del Veneto
e e p.c. alla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
OGGETTO: inchiesta sui giornali della “gnocca” rodigini

Egregio Ordine dei Giornalisti mi chiedo se Carlo Cavriani capocronista del Resto del Carlino di Rovigo, stia onorando o sputtanando l’Ordine, di cui fa parte, con queste paginate di “gnocca” stile Caballero. Nel qual ca-so se potete menzionarlo - non minzionarlo, con adeguato riconoscimen-to,  che ne so con una penna a sfera placcata oro  – anche se simbolo fallico ma pertinente con la circolarità mentale del soggetto (la sfera non il fallico), o, nell’altro caso, nel premiarlo con un numero proprio della storica rivista Caballero anche se stropicciata e “spugnata” per l’uso.
Il Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia del 2010, presentato l’11 luglio scorso, dal Ministero dell’Interno, ritrae la situazione italiana dell’ultimo anno: aumentano le violenze sessuali e diminuiscono gli omi-cidi. E’ strano ricordare questi dati ai Giornalisti e ribadire che la violenza sulle donne sembra diventata un vero e proprio fatto di costume che viene sedimentato e istigato anche da immagini da propaganda del malcostume come quelle su il Resto del Carlino.
Epperò, a difesa immeritata del collega, debbo rilevare che alla  Voce di Cristiano Draghi ed al Gazzettino di  Gianluca Salvagno, non è che cambi molto la rilevanza giornalistica alla “gnocca”, tant’è che se prima li noma-vano i tre “capocronisti dalla faccia sporca”, ora sembra siano appellati i tre “capocronisti priapici della carta straccia”.
Perché i veicolatori giornalistici della manifestazione del “Sexy car wash”, di sabato 23 luglio a Rovigo,  sono imputabili, a mio parere, allo stesso grado  degli organizzatori – anzi con responsabilità morale aggravata perché potevano riportare sotto tono e senza fotografie la notizia -, per depravazione culturale, de-umanizzazione di persone, induzione ed istigazione alla mercificazione della donna, nocività che vanno a comple-tarsi nell’aumento dei casi di violenza femminile.
Poiché gira voce che, anche l’Ordine dei Giornalisti possa venire abroga-to, resto in attesa di opportuna inchiesta e provvedimento disciplinare, non nei miei confronti come avete già fatto in passato, ma -  e PRIMA – casomai, sul comportamento etico-professionale e deontologico – qual-siasi cosa voglia dire, dei tre suddetti. Alla voce informazione di “gnoc-ca”, segnalo quindi La voce del 25 luglio, Il gazzettino del 25-26-(27) luglio e il Resto del Carlino del 28-29 luglio di cui allego le immagini. Perché resto convinto che occorre, in questo periodo di bassezze morali nazionali, cominciare a fare chiarezza sul ruolo e sull’etica anche dell’Or-dine dei Giornalisti, troppo spesso confuso con la “casta” o con la “cric-ca” anche se, ahimè, negli ultimi due anni siamo scesi al 72° posto, al pari del Benin e del Tonga, per quanto riguarda la “libertà di stampa”, addirittura sprofondati a paese “parzialmente libero” di stampa.
Ed allora o la “categoria” cambia Ordine, magari quello dei giornalai che pensano solo a vendere senza distinguere fra i diversi prodotti, o si cerca seriamente di uscire dallo s-profondo per cominciare a rifondare in senso etico e professionale la categoria, sennò l’Art.21, la “carta di Ro-ma”, quella di Treviso e quanti altri proclami di diritto-dovere di in-forma-re resteranno vuota retorica a carta straccia.
Perché il giornalaio non ce l’ha, ma il giornalista dovrebbe averla una responsabilità etica e civile di (in-)formazione sociale.

Rovigo 30 luglio 2011
R.C. direttore di Biancoenero,
periodico polesano di immigrati e minoranze – 1993

N.B. In calce faccio presente che il Carlino che trova così tanto spazio per la “gnocca”, da mesi e mesi censura accuratamente tutte le manifesta-zioni contro la Guerra e per i diritti degli Immigrati che facciamo di sabato in sabato, come Biancoenero – anche oggi dalle ore 17 – , nella centra-lissima piazza Vittorio Emanuele, dal 19 di marzo (ma anche La voce ed Il gazzettino sono perfettamente allineati ed embedded in questa cronica dis-informazione). Si tratta dello stesso giornale diretto da Carlo Cavria-ni che, per fare un altro esempio – di tempi passati ha pubblicato un articolo ed una fotografia, miei, senza pagarli né almeno firmarli, come avevo richiesto – invano, anche all’Ordine dei Giornalisti.

N.B. In calce due, nel caldo torrido di questa estate, penso alle risonan-ze e similitudini – se mai ci fossero, fra me medesimo che sto completan-do questa perorazione un po’ emotiva e mia figlia che sta studiando, per l’esame, l’Immanuel Kant della “Critica alla ragion pura”.   
                                        
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