Perchè un Cie per migranti a Rovigo

agosto 29, 2010

Rovigo, 29 agosto. Fuori dal polverone protagonista di chi rifiuta il Cie, in un’ottica da lontano dagli occhi – lontano dal cuore, forse vale la pena pensare che un Cie (Centro identificazione ed espulsione per migranti) a Rovigo possa essere un’occasione per ri-proporre e praticare effettiva-mente percorsi di giustizia e uguaglianza sociale. Perché il vero aspetto del problema è di contrastare e di cercare di cambiare la società che ha prodotto queste strutture totalitarie che non dovrebbero esistere in una società civile – appunto.

                   

IL CIE COME FALSO PROBLEMA
Tutti contrari in un unico minestrone di partiti e partitini, da destra a sinistra, con assessori di qua e di là, con pacifisti e parrocchiani e ciuccia mentine di tutti i tipi. Ma questo polverone mediatico di tutti protagonisti, una volta decantato, lascerà tutto come prima, non avrà cambiato di un granello di polvere la disumana società a cui siamo pervenuti (a Rovigo per merito di una ghenga partitocratica di centro-sinistra): la corruzione primo problema nazionale, il ritorno di “tangentopoli” – o forse non era mai sparita, il ritorno delle leggi razziali (del 15 luglio 2009), la violazio-ne costituzionale dei diritti dei lavoratori, la difesa anticostituzionale della “razza padrona”, l’Italia precipitata a Paese parzialmente libero di stampa – al pari del Tonga. Quale credibilità può avere a Rovigo una battaglia politica di qualsiasi tipo, nel senso di pedagogia della r-esi-stenza e propedeutica alla liberazione, che veda in prima fila perso-naggi “sinistri” e “sepolcri imbiancati” come Lino Callegarin, presidente Arci, Giovanna Pineda assessore comunale di Rifondazione Comuni-sta, don Dante Bellinati della Caritas e magari Fabio Bellettato della Cri ?
                   

OLTRE I CIE PER UNA SOLA UMANITA’
La proposta di un Cie (Centro identificazione ed espulsione per migranti) proposta recentemente dal Ministro dell’Interno Maroni, con l’appoggio del Governatore del Veneto Zaia, presso l’ex base militare di Zelo, ha visto emergere, nei giorni scorsi, la contrarietà di quasi tutti i soggetti politici polesani: da una commissione apposita della provincia di centro-sinistra, dal consesso dei sindaci dell’alto Polesine, dai vari portavoce di Rifondazione, Sel e quant’altro, anche dalla lega Nord che si è sentita poco padrona a casa propria con i leghisti dell’alto Polesine che minac-ciano di incatenarsi all’ex base militare. In questa protesta collettiva, si inserisce l’appello lanciato da Francesco Casoni, anche collaboratore del settimanale “Carta” (senza invitare Biancoenero che su Carta aveva a-derito al “Clandestino day”,  anche dell’anno scorso) per una manifesta-zione contro l’ipotetico Cie per il 24 settembre, del “Clandestino day”  (giornata di sensibilizzazione nazionale sui Diritti dei migranti). E così, anche attraverso “facebook” arrivano numerose adesioni ed entrano in campo anche le associazioni di volontariato, i partitini, i pacifisti. 
La protesta al Cie fa tendenza, diventa moda, pour parler, e svela l’ipo-crisia di molti sinistri pacifisti di maniera, con contorno di cattolici da sepolcri imbiancati, mai visti nelle battaglie a difesa e per i “Diritti Umani” dei migranti degli ultimi anni.

                   

C’E’ CHI DICE NO…
L’istituzione del primo Cie del Veneto, rifiutato antecedentemente a Verona, proposto a Rovigo, circola dalla fine del mese di luglio.
11 sindaci dell’Alto Polesine contrari 3 agosto. Lega Nord Rovigo dice no, 6 agosto. Il Vescovo “scomunica” il Cie, 13 agosto. Contrari Grillini, Idv e Luca Bellotti, parlamentare Pdl. Assolutamente contrari Fausto Merchiori Sindaco Rovigo, Maria Luisa Coppola assessore regionale Pdl (ex An), Tiziana Virgili presidente Provincia di Rovigo, Leonardo Raito assessore Immigrazione Provincia, Giovanna Pineda assessore Immigrazione comu-ne di Rovigo. La notizia del Cie è confermata il 25 agosto dal Ministro Maroni al sindaco di Ceneselli Marco Trombini. Contrari anche Marangon-Avezzù-Settini del Pdl. Contraria all’unanimità la II commissione consilia-re della Provincia, 26 agosto. Contrari i Verdi, Rifondazione Comunista, Sinistra di Vendola, Socialisti di qui e di là, contrari anche i para-post fascisti de “La destra”, mentre quelli de “La destra per il Polesine” sono favorevoli. Fra i giornali locali è schierato contro “il Resto del Carlino”  (normalmente da “Minculpop” governativo) ed a favore “La voce”.

E CHI SI PRENOTA PER LA GESTIONE DEL CIE
Rovigo, 31 agosto. Fabio Bellettato, notabile vetero-democristiano presi-dente della Cri polesana, senza entrare nel merito della questione (d’al-tronde la Cri procurava anche lo Zyklon B al campo di sterminio di Aus-chwitz, pensando che servisse ai tedeschi per disinfettare le camerate) gioca d’anticipo, fregando la Caritas di don Dante e Porto Alegre, e si propone per la gestione – come in altre parti d’Italia, del Cie di Zelo.
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DUE NOTE DI CONTESTO STRUTTURALE E SOCIALE
Il Cie a Rovigo presso l’ex manicomio
In questo contesto di protesta mediatica e collettiva, intendiamo pro-porre due note che portino la questione sul piano strutturale e cul-turale. Perché la legge vigente (solo italiana) permette l’istituzione di queste carceri per persone che non hanno commesso alcun reato, che non sia quello di essere poveri e senza documento di soggiorno. Ed allora occorre ricostituire un tessuto sociale propositivo con la costitu-zione di un Comitato di Liberazione Nazionale che faccia cadere il Go-verno (Bossi-Berlusconi) fabbricatore di queste carceri e di questo raz-zismo istituzionale, per cambiare la legge che li istituisce, o promuovere, in alternativa, un referendum per la loro abolizione.

1 – La dis-umanità dei Cie. L’istituzione dei Cie fa parte di un percorso di in-civiltà che si è sviluppato nell’ultimo decennio. Una società sempre più narcotizzata dal consumismo, che genera un super-ego e produce disu-manità: sempre più restìa ed incapace ad accettare l’altro da sé, la diver-sità dei poveri. E così per un riflesso condizionato di auto-difesa, che ali-menta anche l’in-sicurezza sociale, la cosiddetta società del benessere (proprio) inventa capri espiatori per auto-conservarsi nella sua sedicente superiorità. E così a livello istituzionale vengono promulgate leggi che sanciscono questa superiore dis-umanità: da quelle speciali sull’im-migrazione a quelle specifiche per i rom, i lavavetri, gli accattoni…
Nel settore immigrazione, basta ricordare la “Bossi-Fini” del 2002, “ispi-rata dalla filosofia di scontro della civiltà” e che “incita alla discriminazio-ne ed alla criminalizzazione degli immigrati” secondo il Relatore Speciale per i Diritti Umani dell’ONU, Doudou Diène, per arrivare alla legge 94, del 15 luglio 2009, che ha decretato, tra l’altro, il reato di “immigrazione clandestina” che (violando la Costituzione Italiana, Art.3) ha creato dal nulla un milione di “criminali”. Che vanno incarcerati nei Cie, istituiti come Cpt dal Governo Prodi nel 1998. Il Cie (Centro identificazione ed espul-sione) è l’evoluzione del Cpt (Centro permanenza temporanea) istituito dalla legge n.40 del 6 marzo 1998, detta “Turco-Napolitano”. Una legge che inventa l’istituto dei CPT: «Quando non e’ possibile eseguire con immediatezza l’espulsione», si legge al comma 1 dell’art. 12, «perché occorre procedere […] ad accertamenti supplementari in ordine all’iden-tità o nazionalità [dello straniero], […] il questore dispone che lo stranie-ro sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino»…

2 – Perché sì, un Cie all’ex manicomio. In attesa di cambiare il Governo o di fare un referendum, anche la dura opposizione non servirebbe un granché, salvo ritardare i lavori come certi leghisti dell’Alto Polesine che si incatenerebbero ai cancelli della ex base di Zelo, magari assieme ai membri dei Centri sociali, o magari fare spostare il Cie in zona più deso-lata. Ed allora, continuando a proporre politica di uguaglianza e di giu-stizia sociale possiamo anche essere favorevoli all’installazione di un Cie in Polesine, che ridurrebbe il sovraffollamento di quelli esistenti, ma inve-ce di Zelo – disperso nelle nebbie, si potrebbe valutare l’ipotesi dell’area ex-manicomiale di Granzette, vicino alla città ed alle associazioni che potrebbero verificare il rispetto delle condizioni umane dei detenuti nel-l’ottica di una pedagogia della resistenza ed una propedeutica di libe-razione. Una scelta che potrebbe rivelarsi fisiologica, perché da “lager” per i “diversi poveri”, dell’Istituzione totale, diventerebbe “lager” per  “irregolari poveri” sempre dell’Istituzione totale, per dirla alla Franco Basaglia. Questa scelta permetterebbe di attivare le risorse di quei numerosissimi pacifisti ed attivisti per i diritti umani, compresi assessori sedicenti a duemila euro al mese (è un vero e proprio paradosso, ed offensivo anche eticamente, che uno percepisca duemila euro al mese per fare l’assessore ai Diritti Umani), per fare ispezioni periodiche a con-trollare il rispetto dei diritti umani all’interno del Cie e promuovere, inol-tre, azioni di assistenza e, nel caso di una ipotetica fuga dal “lager”, permetterebbe a coloro, sedicenti e idealisti pacifisti, di mettere in pra-tica azioni di soccorso sotto lo slogan “siamo tutti clandestini”. 
Il Cie – lager per migranti – al manicomio di Rovigo, farebbe risparmia-re anche risorse ed energie, alle centinaia di attivisti – a parole, che si troverebbero la battaglia sotto casa invece di andare – se ci andassero, a girare e manifestare per tutti i Cie d’Italia: da Gradisca a Bari a Lampe-dusa. Il Cie a Rovigo, ci permetterebbe anche di dimostrare che possia-mo cominciare a cambiare da noi, dalla nostra coscienza, dal nostro territorio. Perché occorre mobilitarci per cambiare la cultura che ha pro-dotto i Cpt-Cie e che ha disumanizzato la società con la violazione, per-petua e reiterata, dei Diritti Umani, come ad esempio l’Articolo 1, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Tutti gli esseri umani na-scono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di co-scienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, oppure l’Art. 3, dalla Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i citta-dini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
                   

                                                            Redazione Biancoenero
                                        periodico polesano di immigrati e minoranze – 1993

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FOTO * – Alcune immagini dalle decine di manifestazioni degli ultimi due anni, quelle di Rovigo, per non dire di Milano-Roma-Bologna…, di Redazione Biancoe-nero contro la discriminazione istituzionale dei migranti e propositive per una società di “uguali”: contro il “pacchetto sicurezza”, le leggi razziali del 2009, il “Clandestino day” 2009, per i rifugiati, col comitato Primo marzo…

* Le immagini, con data, sono usate come cronaca per visualizzare la solitudine di poche persone a manifestazioni “per una sola umanità”, organizzate sem-pre con opportuna propaganda mediatica e personale. Proprio per non svilup-pare protagonismo, le fotografie non sono ingrandibili.

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APPENDICE
La banalità del male – La retorica dell’ipocrisia
Rovigo, 31 settembre. In appendice alcune esempi di come la proposta del Cie a Rovigo metta in campo, come al solito, protagonisti della parti-tica rodigina falsi, ipocriti e strettamente connessi con la ghenga partito-cratica che governa il territorio e produce discriminazione. Nell’esempio 1, dell’assessore Pineda che usa i locali del Comune per riunioni del suo partito, con amici assunti e contribuiti dal suo assessorato che devono andarci sennò perdono posto di lavoro e contributi, si è già capito dalla enunciazione del fatto. Un esempio di come le istituzioni usino, anche, il Cie per mantenere la loro gestione partitocratica-clientelare del potere.
Nell’esempio 2, della giaculatoria retorica contro il Cie, del Consigliere Verde Romanin, risulta evidente quanto sia rivoluzionaria la proposta del Cie al manicomio di Rovigo: in tal modo si darebbe agio ai battaglieri di-fensori dei Diritti Umani, come Romanin ed altri ed altre associazioni che si esprimono nella stessa maniera, di farsi portatori pratici e coerenti delle loro idee. Ci potrebbe essere una evasione di massa dei prigionieri politici del Cie prontamente accolti nelle case e nelle associazioni dai loro battaglieri e solerti e solidali difensori. 

L’assessore di partito Giovanna Pineda
L’assessore Pineda non è nuova all’uso di Partito dei locali comunali.
Si descrive qui di eventuale abuso privato di sala comunale pubblica per una riunione che l’assessore Immigrazione, Pace e Diritti Umani, Giovanna Pi-neda, doveva fare presso la sede del suo Partito o presso la Caritas dioce-sana. Si ricorda che quando i Diritti sono di pochi, si chiamano privilegi.
Ci è pervenuto invito-appello ad un incontro di sedicenti pacifisti nostrani convocato martedì 31 agosto alle ore 18, presso il Centro Donna del comune di Rovigo, per organizzare la manifestazione del 24 settembre contro il Cie di Zelo. Il Centro Donna del comune di Rovigo, è stato istituito dall’assessore Pineda e viene gestito da Briget Yorgure-Bolzoni, amica di Giovanna Pineda, assunta nominalmente e senza concorso.
Fra gli invitati alla riunione figurano responsabili di associazioni contri-buite dall’assessorato di Giovanna Pineda per manifestazioni o servizi di vario tipo, come Porto Alegre (l’ultima verifica diceva di 130 mila euro del Comune per progetti ed assistenza ai rifugiati-immigrati-poveri e tutti a chiamata diretta, senza concorso pubblico), la Fionda di Davide, la parrocchia di san Francesco…
Tra i vari invitati molti personaggi che sembrano pesantemente discri-minati nel loro lavoro, nessuno – per la verità presta occupazione in un cantiere edilizio, che hanno deciso, per questo, di attivarsi contro le disuguaglianze e per la fratellanza universale. L’invito parte da Luigi Ennio, che è stato discriminato perché suo fratello è assessore in Pro-vincia e tocca a lui in Comune (magari al posto di Pineda). Fra gli invitati Carlo Zagato di Porto Alegre (“Milano due”) che dai progetti di “ippote-rapia” a Porto Tolle si è dovuto spostare a Rovigo, e cambiare anche specificità, per avere “convenzioni” sugli immigrati. Invitata anche Alice Boscolo dipendente provinciale assunta regolarmente alle dipendenze dell’assessore Callegarin, nonostante fosse figlia del sindaco di Cere-gnano (paese di Callegarin), nonché amico di Callegarin. Fra gli invitati anche Bridget Yorgure-Bolzoni, la responsabile del centro donna, che ha dovuto spostarsi da Mestre per venire a Rovigo per l’assunzione nomi-nativa (senza concorso) al comune di Rovigo, alle dipendenze dell’as-sessore Giovanna Pineda, nonostante fosse amica di Giovanna e moglie di Mirko, amico pure di Giovanna e con-divisore elettorale di lista “Arco-baleno” con la Pineda. Invitato alla riunione-appello contro il Cie, anche Mirko Bolzoni che è stato assunto regolarmente in Provincia, in epoca Callegarin, nonostante evidenti discriminazioni dovute al fatto di essere dello stesso paese e dello stesso partito di Callegarin, nonché assesso-re a Ceregnano – come Callegarin in Provincia, dell’Immigrazione, Pace e diritti Umani. E poi, Moreno Ghisellini della parrocchia di San Francesco, le Missionarie della redenzione, Remo Agnoletto del Cdp, Emergency Rovi-go, Arci-solidarietà, la Fionda di Davide, tutte associazioni elargite e con-tribuite per varie manifestazioni dall’assessore Pineda. Per continuare con la dipendente della Provincia, in quota Beati costruttori di pace, Mariangela Zecchini, la parrocchia di Grignano – dove abita la Pineda,…

Il verde Romanin, battagliero contro i Cie
Guido Romanin, eletto Consigliere comunale nel 2006 per la lista dei Verdi, gran sostenitore della Giunta di centro-sinistra, dovrebbe avere esaurito il suo mandato visto che i Verdi non esistono più e lui medesimo alle recenti Regionali si è candidato per il partito Idea.
Continua comunque a fare il portavoce della Federazione Verdi Rovigo con un recente comunicato stampa anche sul Cie a Zelo: «C.I.E.: non luoghi, vuoti di ogni diritto, limbi senza tempo e umanità; donne e uomini controllati in modo illegale e incostituzionale, rinchiusi pur non avendo commesso reati e avendo pieno diritto alla circolazione e ad una acco-glienza o ad asilo politico perché perseguitati… Siamo solidali con tutti i reclusi di questi centri e con le loro lotte, siamo per la libera circolazione dell’umanità perché ognuno è libero di scegliersi e costruirsi la propria vita ovunque e nel miglior modo possibile».
                                           

I fatti dei pacifisti di Rovigo
Secondo la teoria che “I fatti sono le parole del cuore”, si dà cronaca dell’ultima e recente manifestazione per i “diritti migranti” a cui erano assenti in maniera sistematica e quasi totale tutti i sedicenti pacifisti ed attivisti che in questi giorni si ergono a baluardi contro il Cie in provincia di Rovigo. Nel siparietto parodistico-reale in appendice all’articolo. 
> Presidio per i Rom perseguitati d’Europa
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 AGGIORNAMENTI
ll Cie a Bovolone (Verona) getta nel panico i sedicenti pacifisti rodigini riuniti nel coordinamento laico-parrocchiale-istituzionale del 24 settembre “Clandestino day”: indecisi se protestare il 24 alla Prefettura di Rovigo o delegare i pacifisti indigeni a farlo davanti a quella di Verona. I 36 km. di differenza, tra Zelo e Bovolone, rimarcano anche una differenza provinciale: in forse anche le auto-mobili per la manifestazione di Zelo, sarà annullata o spostata a Bovolone?
In crisi anche la Presidente della Provincia Tiziana Virgili che non sa più se fare il Consiglio monotematico sul Cie.
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CENESELLI Documento unanime dei sindaci altopolesani in merito all’i-potesi riguardante Zelo
«No al Cie, fatelo a Bovolone»
Sicurezza e costi tra le ragioni della contrarietà degli enti locali, mai consultati da Zaia e Maroni
La contrarietà all’ubicazione a Zelo è giustificata da quattro motivazioni:
1 – La presenza di queste strutture non porta nessun vantaggio allo sviluppo economico, ma seri problemi di sicurezza;
2 – La presenza di queste strutture va a pesare gravemente sulla per-cezione di sicurezza dei cittadini;
3 – Per l’ennesima volta gli Amministratori locali vengono ignorati in merito a questioni di rilevanza sociale di grande impatto territoriale;
4 – La base militare dell’aeronautica di Bovolone, dismessa il data 6 giugno scorso, è maggiormente funzionale rispetto ad una struttura fatiscente come quella di Zelo.

Il gazzettino di Rovigo, 4 settembre. È unanime e senza alcun distinguo il no dei sindaci all’ipotesi di realizzazione di un Cie nell’ex base militare ex area logistica dell’aeronautica militare in località Ceneselli nelle vicinanze di Zelo. I primi cittadini di Ceneselli, Trecenta, Castelmassa, Canda, Ber-gantino, Calto, Salara, Giacciano con Baruchella, Ficarolo, Castelnovo Bariano si sono riuniti e hanno espresso la loro assoluta contrarietà in documento.
Sono consapevoli che l’immigrazione clandestina sia un problema di gran-de portata che deve essere affrontato con responsabilità e rispetto della dignità della persona e che deve coinvolgere l’intera società civile. Ma in materia di contrasto all’immigrazione clandestina è necessario attuare misure utili a scongiurare che i Cie si trasformino, come spesso accade laddove esistono, in situazioni ingestibili.
La contrarietà all’ubicazione a Zelo è giustificata da quattro motivazioni.
«La presenza di queste strutture non porta nessun vantaggio allo sviluppo economico, ma seri problemi di sicurezza. Tale problematica è ancora più evidente nel territorio altopolesano, caratterizzato da un ritardo nella sua crescita economica-produttiva rispetto ad altre aree della Regione Veneto. Nel corso del 2010 l’amministrazione comunale di Ceneselli ha approvato una serie di varianti relative all’area, finalizzate all’insediamento di attività produttive; ciò è in netto contrasto con l’ipotesi di insediamento del Centro di identificazione ed espulsione».
«La presenza di queste strutture – proseguono nel documento – va a pesare gravemente sulla percezione di sicurezza dei cittadini, in un contesto caratterizzato da un indice di vecchiaia molto alto (per ogni ragazzo quattordicenne vi sono tre adulti ultra-sessantacinquenni)».
I sindaci rivolgendosi al ministro dell’interno Maroni e al governatore Zaia, entrambi leghisti, constatano «che per l’ennesima volta gli Ammi-nistratori locali vengono ignorati in merito a questioni di rilevanza sociale di grande impatto territoriale».
«In merito all’allocazione del sito – segnalano -, si ritiene che la base militare dell’aeronautica di Bovolone, dismessa il data 6 giugno scorso, possa essere maggiormente funzionale rispetto ad una struttura fati-scente come quella di Zelo, per il cui ripristino sarebbe necessario un investimento economico nemmeno paragonabile».
«Consapevoli che allo stato attuale non esiste alcuna comunicazione formale in merito all’ipotesi di realizzazione del Cie nel Comune di Cene-selli – concludono – si è ritenuto opportuno evidenziare la posizione ferma dei rappresentanti delle Istituzioni locali».
                                     
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La presidente Virgili coi Sindaci dal Governatore del Veneto
Zaia: «Zelo è una opzione ma nulla è stato deciso»
Il gazzettino online, martedì 7 settembre. Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha incontrato ieri mattina a Conegliano la presidente della Provincia Tiziana Michela Virgili e i sindaci di undici comuni coinvolti, più o meno direttamente, dall’eventuale insediamento di un Cie, Centro di identi-ficazione ed espulsione immigrati, nell’ex base militare di Zelo.
Gli amministratori locali hanno chiesto conferme e rassicurazioni al Governatore, avanzando le loro perplessità in ordine di sicurezza per il territorio e di adeguatezza logistica. «Non c’è alcun incartamento for-male, però dobbiamo confermare che il Veneto deve avere il suo Cie – ha detto Zaia -. Sono state analizzate molte alternative, oggi il Ministero degli Interni sta valutando le fasi finali rispetto a questa opzione; dal punto di vista logistico, le valutazioni sono state fatte. Il sito di Zelo è un potenziale candidato ma al momento non c’è nulla di definito».
Gli amministratori locali avrebbero ben altri progetti in mente per il recu-pero dell’ex base militare di Zelo, dismessa da anni e in evidente stato di abbandono, come ad esempio la trasformazione in area produttiva. «Non entro in questa partita perché non mi compete – dice Zaia – dico solo che questo sito è entrato nella rosa dei potenziali candidati perché ci sono state aste che sono andate deserte».
L’opposizione delle istituzioni locali e dei cittadini ad un Cie riguardano però soprattutto la questione sicurezza e incolumità di chi sta al di fuori del centro. «Condivido le loro preoccupazioni – afferma il Governatore – da amministratore le capisco, però vorrei anche ricordare ai cittadini che stiamo parlando di una struttura protetta che si occupa di identificazione ed espulsione degli immigrati che vi permangono pochi giorni ed in un regime di totale casermaggio. È come se per l’edificazione di un carcere dicessimo che abbiamo il problema di trovare i carcerati fuori, al bar del paese».
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 MANIFESTAZIONE “CLANDESTINO DAY” 2010 
Rovigo 10 settembre, dalle ore 21, presso il Csv – viale Trieste n.23, per il Clandestino day 2010. La convocazione parte da Redazione Biancoe-nero, che si occupa di Diritti di migranti e minoranze dal 1990, che ha aderito e manifestato a Rovigo il 25 settembre “Clandestino day” 2009 (tra i promotori anche del Comitato Primo marzo di Rovigo a cui aderi-scono 12 associazioni di volontariato e sindacali, sociali), che ha già aderito anche al “Clandestino day” 2010, lanciato dal settimanale Carta. La convocazione nasce anche dal fatto che a Rovigo è nato un sedicente “Coordinamento per il 24 settembre 2010 – Clandestino Day Rovigo” che, in prima seduta presso la sede dell’assessore Pineda del comune di Rovigo (a cui erano presente l’assessore Pineda e dipendenti ed asso-ciazioni assunti e contribuite dall’assessore Pineda), non ha invitato nè Redazione Biancoenero, nè il Comitato Primo marzo per i migranti.
Biancoenero pensa, e continua a praticare,  che si possa essere e fare gli attivisti per i Diritti Migranti in piena autonomia dai Partiti e dagli assessori di partito, perchè il dramma dei Migranti nasce da una certa politica di centro-sinistra (come i Cpt della “Turco-Napolitano) ed è stato alimentato da quella di centro-destra (come la “Bossi-Fini”).
> Clandestino day Rovigo 2010 Biancoenero
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“No al Cie”, libera tutti
Un gesto a buon mercato de-responsabilizzante e senza conseguenze
Rovigo, 12 settembre. Ormai tutti d’accordo contro il Cie, con un solo di-stinguo: quello di chi lo vuole solo spostare fuori Provincia. Ma, a sini-stra, amministrativa e cattolica, con portaborse di associazioni para-pa-cifiste, di partito e di parrocchia, è tutto un susseguirsi di NO in una ve-trina mediatica da “fiera delle vanità”. Soprattutto dopo la presa di posi-zione del vescovo, contrario perché i Cie non rispettano la persona, e gli immigrati vanno accolti e non trattati come delinquenti: «Sono clandesti-ini? E allora vanno riaccompagnati nel proprio paese, ma non con strut-ture di restrizione». E così la contrarietà al Cie, a tutti i Cie, si fa crociata, cattolica e laica (col Pd, cioè Partito democristiano). [C’è da chiedersi cosa faranno tutti questi “laici” quando il vescovo prenderà posizione su aborto, omosessuali, fecondazione assistita, pillola del giorno dopo, coppie di fatto].
Così Luigi Ennio dei Beati costruttori di pace è contro ed anche il fratello Francesco, assessore in Provincia, chiede “risentito” le scuse del sindaco di Verona, Flavio Tosi, al vescovo Lucio Soravito De’ Franceschi. Alla festa dell’Unità di Borsea, sabato 11 settembre, Graziano Azzalin (già Pci), consigliere regionale del Pd, spiega che «Dobbiamo essere contrari ai Cie, per la loro natura, come ha sottolineato il vescovo che li ha definiti lager». Moderato e presentato dal giornalista Nicola Chiarini che è con-tro il Cie, oltre che come addetto stampa di Azzalin, anche come asso-ciazione Arciridada. Anche i comunisti di Sel, Sinistra e libertà, si ergono a difesa del Vescovo contro il sindaco leghista Tosi. Perché, se il primo aspetto della omologata “fiera delle vanità” è una crociata cristiana, il secondo è quello dell’attacco alla Lega Nord. Anche Oscar Tosini (Idv) presidente (e con tutta la) seconda commissione consiliare della Provin-cia è contro il Cie, tant’è che anche il comune di Bosaro – in periferia di Rovigo, di cui è vice-sindaco Tosini Oscar, si è dichiarato contro. Se è contrario il Vescovo, e quindi la presidente Virgili della Provincia è in prima fila con lo stendardo, è contrario anche il Cdp, Centro documenta-zione polesano – cattolico confessionale, quello dell’11° corso per me-diatori culturali, finanziato dalla Provincia (che lavora di più chi organizza i corsi per mediatori che non i mediatori che sono in estinzione come i lavoratori della Bassano Grimeca). Questo ultimo è un esempio di asso-ciazione sui diritti umani, le altre sono altresì stipendiate o manifestate e portaborse dei vari partiti di centro-sinistra: fisiologiche, cioè, al “sistema partitocratico”, e discriminatorio, di centro-sinistra polesano.
                                     

LA RIFLESSIONE
Lo sdegno appariscente senza conseguenze
Una firma contro il Cie: un bel gesto (de-responsabilizzante) a buon mercato
(Da Marco Rovelli). Nell’unanime coro contro il Cie sembra che non ci sia scelta: per chi aderisce è sufficiente una generica enunciazione contro la dignità umana violata ed il gioco è fatto, l’approvazione sociale ottenuta. E’ un bel gesto a buon mercato, che non implica nulla che ci riguardi di-rettamente, visto che si sta parlando di un carcere “totalmente altro”. Ci si scaglia contro un imprigionamento che non ci riguarda e dunque que-sta scelta non ci impone di riconsiderare la “nostra” vita per scorgerne gli “imprigionamenti” di coscienza. In questo senso, l’ostilità al Cie rischia di diventare una scelta consolatoria e de-responsabilizzante (non si sta dicendo che sia una scelta sbagliata, tutt’altro, è evidentemente neces-saria). Questo aspetto della questione si intreccia poi con quello più pro-priamente politico, ovvero la sovraesposizione di questo caso (e la sua strumentalizzazione) rispetto alla questione primaria, l’affresco, il conte-sto in cui è inserito il Cie. Perché il Cie è un modello di prigione elabora-to da una società sempre più razzista e discriminante e qui sta il vero nocciolo della questione. Perché nel brodo sociale in cui siamo tutti im-mersi, non ci si può “liberare tutti” a buon mercato, occorre mettere in gioco la nostra pasta, le nostre coscienze e la nostra pseudo libertà, perchè “per quanto noi ci sentiamo assolti, siamo lo stesso coinvolti”.
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.  CONTINUA… ..> Clandestino day Rovigo 2010 Biancoenero
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